Vermentino di Gallura Elibaria 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2022
Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: vermentino
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: CONTINI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 11 a 14 euro
Passiamo ad un altro vermentino in purezza, questa volta facente parte della DOCG Vermentino di Gallura, dunque ci spostiamo di un bel po’, per l’esattezza 213 km nord-est rispetto Cabras (OR), sede dell’Azienda Contini. Ne ho già parlato all’interno del mio articolo dedicato alla storia della Cantina, negli ultimi anni il Gruppo ha voluto ampliare i propri orizzonti geografici includendo diverse zone di riferimento della viticoltura sarda: la Barbagia e la Gallura.
Le vigne in questione vengono allevate a spalliera (guyot) all’interno di alcune zone vocate dell’ultima area sopracitata, ad un’altitudine che va dai 200 ai 400 metri sul livello del mare su terreni noti per la classica matrice da disfacimento granitico gallurese. Per molti questa regione vitivinicola è tra le più pregiate di tutta l’isola per la produzione di vini bianchi, tuttavia come sempre è la mano del vignaiolo, oltre alle caratteristiche pedoclimatiche, a fare la differenza e dunque come sempre tutto è relativo.
Vendemmia svolta durate la prima metà di settembre, in cantina si parte da una pigiadiraspatura, segue pressatura soffice e fermentazione in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata (16-18°C), affinamento nel medesimo contenitore più qualche mese in bottiglia prima della vendita.
Tinge il calice grazie ad una tinta paglierino vivace con riflessi oro antico, anche in questo caso buona consistenza ed estratto significativo. Il timbro al naso ha indubbiamente carattere, tuttavia non satura con esasperazioni aromatiche invasive, al contrario conquista progressivamente grazie a toni fruttati e floreali ariosi, freschi: tiglio, pera Kaiser, salvia e timo limone, biancospino e melone d’inverno su effluvi di calcare ad impreziosire un insieme alquanto elegante, spigliato, nitido.
In bocca prevale la morbidezza e la totale assenza di alcol percepito, presto ravvivata da lampi acidi che richiamano l’agrume in un crescendo di sapidità che rimanda fortemente alla matrice del terreno gallurese. Anche in questo caso quattro chiocciole sempre più abbondanti e un assist perfetto per un piatto di calamari spillo spadellati con aglio, olio evo sardo, pomodori datterino (gli ultimi della stagione) e olive taggiasche.