Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Verde Ca’ Ruptae 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2021
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: MONCARO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,5 a 10 euro
Moncaro è un’affermata realtà vitivinicola cooperativa che dal 1964, a Montecarotto (AN), insegue sempre la stessa filosofia, la medesima strada che porta ad un solo traguardo: la valorizzazione delle Marche nel mondo attraverso la produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma non solo. Ampio spazio è riservato al Rosso Conero e Rosso Piceno, rispettivamente prodotti nei comuni di Camerano (AN) e Acquaviva Piceno (AP).
Con l’intento di valorizzare il territorio, non possono mancare assolutamente lungimiranza, studio, ricerca, atti a sviluppare – e migliorare – il legame inscindibile tra terra e uomo. Il rispetto per l’ambiente circostante, vero patrimonio da tutelare ad ogni costo, porta l’Azienda nel 2019 – in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche – a partecipare al progetto Vitinnova. Lo scopo di quest’ultimo è una miglior gestione del vigneto biologico, qualche esempio? L’utilizzo del chitosano al posto del rame con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale derivante dalla coltivazione e produzione vitivinicola.
Moncaro presenta la nuova annata del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, la 2020, annata a cinque stelle secondo Assoenologi e i dati del Consorzio. Sono tre le vigne selezionate all’interno dell’area classica di produzione dell’uva autoctona più nota delle Marche: contrade S.Martino (Serra de’ Conti), S. Lorenzo (Montecarotto) e Piagge (Castelplanio). L’età delle stesse va dagli 8 ai 30 anni, uve che crescono a 250/350 metri sul livello del mare, baciate dal sole e coccolate dalle brezze marine; i suoli sono d’origine sedimentario marino alluvionale, con prevalenza di argilla e sabbia del Plio-Pleistocene e Miocene. La vendemmia è manuale con selezione dei grappoli, la vinificazione caratterizzata da una macerazione a freddo del mosto sulle bucce, pressatura soffice e decantazione statica del mosto ottenuto; segue fermentazione a temperatura controllata con lieviti autoctoni selezionati. Affina sulle proprie fecce fini con rimescolamento delle stesse per 4 mesi e riposo in bottiglia prima della messa in commercio.
Si presenta al calice in veste paglierino vivace, riflessi verde-oro sull’unghia, buona luminosità ed estratto. Un naso sfaccettato, ricco, cangiante; sa subito di fiori freschi tra cui spicca la ginestra, si affiancano ricordi di mela renetta, susina gialla, melone gialletto e diverse erbe aromatiche, timo limone e santoreggia fra tutte. Una traccia lievemente salmastra aumenta la complessità del vino, spalleggiata da un ritorno di lieviti e mandorla, il vino è ancora molto giovane a mio avviso, deve assestare al meglio il suo quadro olfattivo, tuttavia già piuttosto importante.
Al palato emergono sensazioni di morbidezza, bilanciate egregiamente da ritorni acidi intensi e dal timbro agrumato; la parte erbacea fa eco e il finale è nettamente ammandorlato e iodato-salmastro, lunga persistenza.
Abbinato a un piatto di cappellacci di zucca ferraresi è un bell’asse enogastronomico Emilia-Marche, perché no? 4 chiocciole.