Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse Riserva 1996

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo 95%, brugnola e pinot nero 5%
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: AR.PE.PE. – Arturo Pelizzatti Perego
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: N/A


Fatico un po’, davanti a questi vini, a fare una degustazione “classica”, non tanto perché non ci siano grandi cose da dire, al contrario, ma è l’emozione che trasmettono a fare la differenza, un’emozione difficile da definire in termini organolettici, perché a volte il vino offre tutto se stesso in modo integrale, completo, ben più profondo di quello che possono fare dei descrittori sensoriali; non è possibile, anzi non è forse corretto sezionarlo, suddividerne i diversi aspetti in modo tecnico. Non so se riesco a spiegarmi, ma è come quando ti trovi davanti a una donna affascinante, la cui bellezza e ricchezza è data dalla completezza in ogni suo aspetto e sfumatura. Si può descriverne gli occhi, lo sguardo profondo, si può soffermarsi sui fianchi o sui seni, ma è nell’interezza che trovi tutte le risposte, è nella sua totalità che percepisci la fierezza, l’orgoglio del suo essere donna. Con un vino come questo, l’impressione che ricevo è la stessa. Le parole appaiono fuorvianti, quasi di intralcio, ma sono l’unico mezzo che ho a disposizione per tentare di farvi essere qui, con me, per percepire e godere di quello che io ho l’opportunità di assimilare e apprezzare in questo preciso momento. Non è rilevante neanche se è o sarà il migliore fra questi quattro vini che oggi vi presento. Quello che è certo, è che è un vino ricco, carnoso, per certi aspetti maschile e nebbiolesco, austero eppure caldo, di grande sensibilità, bellissima la tinta omogenea, un granato vivo e luminoso, premessa di un naso sommesso quanto ardito, le sensazioni si spostano ad ogni ossigenazione, a momenti emerge una particolare sfumatura di oliva, poi un gioco di prugna e liquirizia, e ancora richiami al mirto, ma anche a frutti meno cupi come la ciliegia appena intinta nello spirito, anche qui affiora una leggera nota agrumata, poi leggerissimo anice stellato e ginepro. La bocca ha una pienezza del tutto diversa dal Vigna Regina, che appariva più asciutto e moderato; qui c’è una massa e un’energia superiori, un carattere deciso e in parte ancora poco concessivo ma di straordinario fascino, l’alcol e una morbidezza non ruffiana livellano un tannino fitto e importante, perfetto nella sua tessitura. Un millesimo che continua a stupirmi, in molte zone è passato in sordina confrontato con un ’97 subito pronto e avvolgente, quello si ruffiano. Ma qui ho la riprova, come del resto è accaduto con molti nebbioli di Langa, che quest’annata ha una marcia superiore, la sua evoluzione sembra viaggiare con ritmi più lenti ma straordinariamente efficaci, con una prospettiva di invecchiamento decisamente elevata.

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