Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse Riserva 1995

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 04/2006


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo 95%, brugnola e pinot nero 5%
Titolo alcolometrico: 12,5 %
Produttore: AR.PE.PE. – Arturo Pelizzatti Perego
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Se dovessi idealmente stabilire quale vino rappresenta in modo indiscutibile e ineccepibile l’esempio di perfetta fusione fra quel vitigno unico, il nebbiolo, che in Valtellina è denominato chiavennasca (anticamente, addirittura attorno al 1500, era chiamato in dialetto “chiuinascha”, cioè “più vinaccia”) e il terroir dove nascono le gemme enoiche della famiglia Pelizzatti Perego, non avrei dubbi: il Rocce Rosse! Osservare nel calice questo prezioso nettare che ha sostato quasi quattro anni in botti di castagno da 40 ettolitri (purtroppo inspiegabilmente rovinate dopo la morte di Arturo), per poi affinare quasi altrettanti in bottiglia, e notare un colore ancora vivace e ricco di riflessi, sebbene giustamente granato-aranciato, è una bella emozione. E non v’è dubbio che tale rosso prezioso meriti di ossigenarsi a lungo, di riprendere aria dopo essere stato sacrificato in un contenitore angusto di piccole dimensioni per così tanto tempo, per poterci deliziare con il suo complesso bouquet. Ebbene, man mano che il tempo passa, eccolo aprirsi a splendidi profumi di ciliegia sotto spirito, cuoio, cardamomo (a questo proposito sembra che questa particolare spezie sia un po’ il marchio dei vini della Sassella di ArPePe), fiori macerati, sottobosco e quel goudron che solo nei grandi nebbiolo d’annata esce allo scoperto così prorompente e riconoscibile. In bocca è uno spettacolo di fragranza e incredibile freschezza! I tannini sono perfettamente domati, quasi dolci accarezzano delicatamente le gengive, il frutto si mescola alle sensazioni eteree e terziarie di questo grande rosso valtellinese, poi affiora il legno di liquirizia, il pepe e una sapidità minerale preziosa che lo accompagna nell’interminabile finale. Un grande vino, paragonabile senza sforzo ad un altrettanto grande Barolo della tradizione, ma con le peculiarità di questa terra inimitabile. Servitelo a 18° C in grandi ballon e accompagnatelo con grandi piatti saporiti a base di selvaggina, come pappardelle al brasato di cinghiale, tagliolini al sugo di lepre, bomba di riso al piccione disossato, anatra in crosta di ricotta, codone di manzo brasato, piccione al cartoccio.

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