Valtellina Superiore 2005

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2009


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: DIRUPI – di Pierpaolo Di Franco e Davide Fasolini
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Poi non dite che non manteniamo le promesse, Alessandro vi aveva accennato nella sua degustazione del giugno 2007 che lo avremmo riprovato dopo qualche anno per verificarne l’evoluzione. Eccomi qua, a distanza di quasi 2 anni con la boccia aperta di questo rosso valtellinese prodotto da Pierpaolo Di Franco e Davide Fasolini, due giovani e intraprendenti viticoltori di una delle più straordinarie, impervie, difficili, terre da vino della penisola. Confesso che quando ho visto l’etichetta con quel colore viola facilmente riconoscibile, mi sono tornati alla mente quei giorni stupendi in cui feci visita ad alcune piccole, ma interessantissime, realtà produttive della Valtellina. La calda accoglienza di Isabella ed Emanuele Pelizzatti Perego, che mi ospitarono affinché io potessi effettuare le mie ricognizioni fra quelle spettacolari vigne diroccate, che guardano alla valle da altitudini spesso fuori della norma, ma esposte in modo da ricevere il sole praticamente dall’alba al tramonto. Dirupi è stata una piacevole scoperta, questi due ragazzi carichi di entusiasmo, convinti delle potenzialità del loro vigneto, decisi a farsi largo per conquistare la giusta fama, lavorando sodo sia in vigna che in cantina, ma anche nel cercare contatti, nel promuovere i loro vini e la conoscenza del territorio. Ebbi già allora un’ottima impressione di questo Valtellina Superiore 2005 che, ricordo ai meno esperti, è ottenuto esclusivamente da uva nebbiolo, localmente chiamata “chiavennasca”. Una tipologia di vino che ha rischiato troppo spesso di passare in secondo piano, a causa del sempre più sostenuto e acclamato “Sfursat”, una versione che prevede l’appassimento delle uve per ottenere una concentrazione molto più spinta, tanto da aver spinto il Consorzio di Tutela a richiedere lo “scorporo” dalla denominazione per crearne una ad hoc. Scelta sotto certi aspetti giusta, tanta è la differenza sia nel metodo di produzione che nelle caratteristiche espressivi dei due vini. Scelta che, come ho detto più volte in altri articoli, sarebbe sensato portare avanti anche in Valpolicella con l’Amarone. Ma tornando al vino dei Dirupi, del quale vi dico subito non troverete più una bottiglia di 2005, dato che ne avevano prodotte solo duemila, è interessante riassaggiarlo ora per capire se quanto di positivo aveva espresso due anni fa, appena imbottigliato, oggi è confermato o addirittura esaltato. Il colore è “da nebbiolo”, ovvero un bel granato limpido con ricordi rubini, mentre i profumi “sparano” subito un carattere montano, con quelle note che ci ricordano la roccia, la mineralità, per poi svilupparsi su una bella sfumatura di viola e giaggiolo, una vena fruttata di ciliegia e amarena appena mature e un ventaglio di spezie di grande suggestione, noce moscata, ginepro, pepe bianco e rosa, una leggerissima pungenza agrumata, tabacco biondo. Al palato ha una struttura prestante, una bella vena di freschezza, sapidità piena e avvolgente, frutto succoso e ancora vivissimo, tanto nerbo, terrosità, eleganza, una persistenza lunghissima che restituisce sensazioni complesse e ben bilanciate, con la nota alcolica che restituisce abbondante calore ma solo perché non c’è il naturale compagno di un rosso di razza come questo, il cibo. Possibilmente carne rossa, cotta in intingolo, speziata, magari un bel capriolo, più fine del cinghiale. Gran bel vino, peccato non ce ne sia più. Ma state tranquilli che già con la 2006 il numero di bottiglie è quadruplicato…

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