Valtellina Superiore 2002

Degustatore: Franco Ziliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2006


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo, rossola, pignola e prugnola
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: LE STRIE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Piccole cantine valtellinesi crescono, potremmo intitolare questo articolo. A conferma della vivacità di una zona che dovrebbe riscoprire senza complessi d’inferiorità la propria natura di zona viticola di montagna, destinata a produrre vini unici ed inimitabili di grande eleganza, invece di perdere tempo a percorrere la strada, trafficatissima e pericolosa, della potenza e della concentrazione, voglio segnalarvi il vino di una cantina che si conferma ad alti livelli. Dopo la positiva prova d’esordio con un bel Rosso di Valtellina 2003 di cui anche LaVINIum si è occupata, il duo Stefano Vicentini-Paolo Culatti, alias azienda agricola Le Strie di Teglio (paese dove, per inciso, qualche giovane viticoltore, disorientato, sta disperdendo il proprio talento e sprecando le grandi possibilità offerte dai magnifici vigneti di cui dispone, percorrendo strade incomprensibili…) si ripropongono alla grande con un nuovo vino, un Valtellina Superiore Docg figlio di quell’annata 2002 che nella Valle lombarda è stata grandissima. Un bel prodotto, non c’è che dire, il cui unico limite, è bene dirlo subito, è rappresentato da una statura, mini, da “vin de garage”, visto che le bottiglie prodotte sono solo 1600 (diconsi milleseicento) e dal prezzo, che nonostante tutto il lavoro che sta dietro alla bottiglia, la complicata gestione dei vigneti, riconvertiti dal tradizionale archetto valtellinese al guyot classico con unico capo a frutto, la produzione contenuta in 55 quintali per ettaro, è, a 13,50 euro a bottiglia, non proprio abbordabilissimo, anche se la qualità del vino è indiscutibile. Da vigneti posti, ad altitudini varianti dai 400 ed i 600 metri, nelle sottozone del Sassella (comuni di Castione Andevenno e Sondrio) e del Vagella (comune di Teglio), i vignerons delle Strie ottengono uve al 95% Chiavennasca (ovvero Nebbiolo) e per la quota restante destinata a varietà autoctone come Rossola, Pignola e Prugnola, cultivar che come ci ha insegnato la professoressa Anna Schneider vanno considerate strettamente imparentate con il Nebbiolo. Ampelografia nel solco della tradizione, mentre innovativa, per certi versi, è la soluzione scelta per la vinificazione, con le uve provenienti dall’area del Sassella raccolte il 17-18 ottobre ed immediatamente sottoposte a pigiatura, quindi a fermentazione in acciaio, con una permanenza sulle bucce di otto giorni, svinatura e proseguimento sino a completo esaurimento degli zuccheri. Le uve in arrivo da Teglio, invece, dopo essere state vendemmiate con un leggero anticipo, sono state sottoposte ad un breve appassimento della durata di trenta giorni. Fermentazione, come nel caso delle uve dell’area del Valgella, in assenza di raspi, macerazione di 8-9 giorni e quindi assemblaggio dei due vini e poi affinamento di 13 mesi in botti di rovere, non barrique, di media capacità, completato da una sosta in acciaio e da ulteriori otto mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Valtellina Superiore “con rinforzo di uve passite”, recita l’etichetta, facendo pensare ad una pratica che in qualche modo rievoca il “ripasso” della Valpolicella, per un vino, a bocce ferme, che potremmo idealmente collocare a mezza via tra il Valtellina Superiore e lo Sforzato. Il risultato di questa operazione è di sicuro convincente, anche se il vino, ancora molto giovane, appare al momento più intrigante ed espressivo al naso che al palato e conferma di trovarci di fronte ad una piccola cantina che costituisce già una realtà, anche se la sua storia è molto recente. Colore rosso rubino intenso, vivo, splendente, pieno di energia, il Valtellina Superiore delle Strie mostra un naso vivo, denso, avvolgente, assolutamente nebbioloso, che dalle note dominanti di ribes e lampone, ben vive, succose, di notevole tessitura e carnosità passa, una volta che il vino si apre nel bicchiere, a sfumature di cuoio, liquirizia, sottobosco, spezie, cacao, precise, nitide, fresche, di bella fragranza ed eleganza. In bocca il vino ha buona consistenza, una certa fittezza, incisività e lunghezza, più che una vera e propria ampiezza o una tendenza ad espandersi e a catturare il palato, un sostegno, anzi, una trama tannica, di tutto rispetto, un carattere sapido, nervoso, minerale, che prevale sul frutto. Un vino “verticale” più che orizzontale, in questo momento (ma lo ripeto: il vino è ancora molto giovane). Ma trattandosi di un vino di montagna, perché considerarlo un limite invece di un pregio?

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