Statistiche web

Vallée d’Aoste Pinot Noir 2022

Vallée d'Aoste Pinot Noir 2022 La Crotta di VegneronDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@

Data degustazione: 01/2024


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: pinot nero
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: LA CROTTA DI VEGNERON
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 14 a 18 euro


Ancora una volta è la storia di una cooperativa vitivinicola a rapire la mia attenzione. Ci troviamo in Valle d’Aosta, stupenda regione di confine del Nord-Ovest italiano che vanta alcune tra le vette più alte d’Europa: Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino e Gran Paradiso. Non mi stancherò mai di visitarla in lungo e in largo perché ritengo che sia tra i posti più belli al mondo.
Nel 25 a.C. i Romani fondarono la città di Augusta Praetoria, oggi conosciuta come Aosta, un piccolo gioiello ad un’ora e mezza da Torino e due ore e mezza da Milano, dove la qualità della vita è decisamente alta. Da qui è possibile ammirare la confluenza del torrente Buthier col fiume Dora e l’incrocio delle due vie del Grande e Piccolo San Bernardo. Anche le colline attorno ad Aosta dipingono un quadro di struggente bellezza che ad ogni stagione cambia colore. A circa 20 km dal capoluogo di regione troviamo il piccolo borgo di Chambave, dove ha sede La Crotta di Vegneron. Dopo quasi quarant’anni dalla sua fondazione l’azienda valdostana riassume l’impegno e i sacrifici di 53 famiglie che operano con un unico cuore pulsante: quello della cooperativa. Pendio, sole, pietra, vento rappresentano gli elementi che gravitano attorno ad un terroir unico nel suo genere. Rappresentano inoltre i pilastri di una viticoltura sostenibile protetta dalle possenti braccia delle montagne circostanti.
Il Gruppo gestisce due siti produttivi e 25 ettari di vigneti situati nel cuore della regione alpina. La Crotta di Vegneron nasce nel 1980 grazie all’impegno di circa 25 soci. Oggi sono diventati 50. La produzione annua si aggira attorno alle 200.000 bottiglie. Le uve provengono da due aree specifiche di produzione che danno il nome alle denominazioni di origine: Chambave, che comprende anche i comuni di Châtillon, Pontey, Saint Vincent, Saint Denis e Verrayes, e Nus dove i comuni di Quart e Fénis risultano protagonisti. I vigneti sono ubicati in una fascia collinare che conta circa 20 km di vallata centrale: da Saint Vincent fino al confine di Nus e Quart.
L’esposizione è per il 90% a sud e per il 10% a nord. L’altimetria parte dai 450 m s.l.m. per arrivare agli 800 in sinistra orografica, e 650 in destra orografica. Le pendenze da queste parti caratterizzano enormemente i vini prodotti. Variano a seconda dei vigneti e si attestano su numeri che vanno dal 20% al 35%. Queste particolari condizioni legate all’ambiente pedoclimatico fanno rientrare a pieno titolo la produzione de La Crotta di Vegneron nell’ambito della viticoltura eroica svolta in ambienti pedoclimatici estremi. Presso la Trattoria Il Braciere di Gressoney-Saint-Jean, che consiglio vivamente, ho avuto il piacere di degustare il Vallée d’Aoste Pinot Noir 2022. Il vino in questione mi ha piacevolmente colpito per la particolare aderenza al varietale d’origine francese che in Valle d’Aosta è riuscito a guadagnare una tra le sue culle d’elezione.
Le uve provengono dai comuni di Chambave, Châtillon, Saint Vincent, Saint Denis, Verrayes, Nus e Quart e crescono su terreni morenici, sciolti e sabbiosi. Il vino fermenta in acciaio, a 23°C, per dieci giorni con frequenti rimontaggi e affina per otto mesi nel medesimo contenitore. Veste rubino vivace con riflessi ciclamino e una bella trasparenza.
Naso dapprima floreale: la violetta rincorre il geranio selvatico intervallato qua e là da spunti agrumati e di frutti rossi di bosco. La spezia è molto fine e richiama in parte il pepe rosa e il chiodo di garofano, con incursioni minerali di grafite e terriccio bagnato.
Ne assaggio un sorso e ciò che apprezzo maggiormente è l’estrema bevibilità del vino unita ad un centro bocca di spessore. Anche la sapidità non tarda ad arrivare perfettamente allineata ad una spalla acida che richiama in parte i frutti descritti. L’ho abbinato a un piatto di polenta concia, praticamente un rigore a porta vuota. Quattro chiocciole abbondanti come la neve in alta quota.

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio