Statistiche web

Valdobbiadene Prosecco Superiore Cuvée del Fondatore Edizione 50 Graziano Merotto Brut 2020

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2022


Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: glera
Titolo alcolometrico: 11,5%
Produttore: MEROTTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 18 a 22 euro


Ad oltre un anno dalla recensione di questo vino e a oltre due dall’articolo dedicato a Graziano Merotto, torniamo a parlare del Valdobbiadene Prosecco Superiore Cuvée del Fondatore “Edizione 50”, frutto dell’annata 2020 contraddistinta dal sigillo in ceralacca rosso che rappresenta simbolicamente il mezzo secolo di attività della nota Cantina di Col San Martino (TV). Il vino merita un ulteriore approfondimento perché a mio avviso è tra i pochi, all’interno del territorio, a reggere molto bene il lungo affinamento in cantina.
Un omaggio all’impegno di un’intera vita, al costante studio dedicato alle migliori colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, Patrimonio Unesco dal 2019. L’areale vitivinicolo sviluppa il suo corso per circa 181 chilometri quadrati, tra impervi declivi vitati e borghi pittoreschi, ubicati nella zona denominata Sinistra Piave. Il vino in questione viene prodotto mediante uve glera allevate a Col San Martino nel vigneto Particella 86 a circa 230 metri sul livello del mare. Le stesse subiscono la DMR (Doppia Maturazione Ragionata), ovvero 20 gg prima della vendemmia, il 20% dei tralci viene reciso e i grappoli restano in pianta. In questo modo, le uve subiscono un leggero appassimento, ottenendo una forte concentrazione ma conservando l’acidità, che non viene influenzata dal processo di maturazione. I restanti grappoli vengono vendemmiati normalmente. Dopo la pressatura in cantina si svolge una rifermentazione lunga che dura oltre 6 mesi.
Manto paglierino con tonalità chiara e luminosa, riflessi beige-verdolini, perlage fine e minuto. Naso caleidoscopico caratterizzato dal classico timbro elegante e per nulla sfacciato: toni fruttati che spaziano dall’agrume (mandarino e cedro) cui segue una spigliata e fresca nota di erbe aromatiche, tra salvia e maggiorana, e un floreale nitido di tiglio e acacia; in chiusura l’immancabile vena di calcare aumenta la complessità.
Verticalità gustativa unita ad un estratto significativo, il vino conquista il palato grazie ad una buona persistenza e un’impronta sapida che richiama fortemente il territorio. Particolarmente indicato su canapè di vario genere il giorno di Natale o Capodanno, a mio avviso regge tranquillamente l’abbinamento con un piatto di casoncelli bergamaschi spadellati con burro e salvia; amo unire l’Italia a tavola. Quattro chiocciole vicine alla quinta.

Lascia un commento

Pulsante per tornare all'inizio