Trentodoc 976 Riserva del Fondatore Brut 2011
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 12/2022
Tipologia: DOC Bianco Spumante
Vitigni: pinot nero 50%, chardonnay 50%
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: LETRARI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre 50 euro
Questo vino mi riporta inesorabilmente indietro nel tempo, sblocca un ricordo a cui sono particolarmente legato. Ho conosciuto Leonello Letrari, pioniere dell’omonima Cantina di Rovereto (TN) circa 10 anni fa, oggigiorno la stessa è in mano alla figlia Lucia, ho raccontato qui la sua storia. Fu tra le prima visite effettuate in quello che considero il vero asso nella manica della spumantistica italiana, il Trentodoc, territorio che ha un potenziale incredibile riguardo il Metodo Classico e non solo; chi segue Lavinium pedissequamente avrà notato che anche i rossi prodotti da Letrari, recensiti nelle ultime settimane, sono degni di nota. Leonello, enologo di fama ormai internazionale a quei tempi, accolse me e la mia famiglia con un garbo ed una classe che ritrovo immancabilmente in tutta la gamma ancor oggi prodotta dall’Azienda; è proprio vero che i vini talvolta assomigliano al carattere di chi li produce.
Con estrema professionalità, e al contempo ironia, raccontò vita morte e miracoli della viticoltura trentina e del suo grande contributo atto alla promozione di queste impervie colline strappate alla montagna, la sua amata Vallagarina dove ancor oggi sono situati i vigneti di Letrari. Il nostro protagonista è purtroppo mancato nel 2018 all’età di 86 anni. La sua storia è costellata di traguardi, scoperte, vittorie e soprattutto battaglie, le stesse che hanno reso celebre il vino prodotto in Trentino, una regione vitivinicola che non ha certo bisogno di presentazioni. Nel 1960 creò i primi uvaggi e suo è il celebre Fojaneghe, uno dei primi tagli bordolesi italiani. Essendo un enologo talentuoso contestualmente inizia ad elaborare spumanti di pregio per poi fondare nel 1976, da qui il numero che dà il nome all’etichetta, L’Azienda assieme alla moglie Maria Vittoria. Veniamo dunque al vino più importante della gamma Letrari, il Trentodoc Brut 976 Riserva del Fondatore 2011. Sono ben pochi gli spumanti che oggigiorno in Italia reggono un affinamento sui lieviti pari a dieci anni, ancor meno quelli che post sboccatura riposano tranquillamente un’altra decade ed il suddetto vino è indubbiamente tra questi; mi è capitato personalmente di constatarlo.
Ho stappato qualche mese fa un 2003 sboccato nel 2013: un vino commovente. Arriviamo invece al nostro 2011, in questo caso il dégorgement è avvenuto a gennaio del 2022, dunque quasi un altro anno di affinamento che sicuramente male non fa. Le uve che compongono questa cuvée, 50% pinot nero e 50% chardonnay, sono ubicate a Rovereto nel vigneto Sompiaz posto sulle colline che sovrastano la Vallagarina in località Sasso di Nogaredo, ad oltre 400 metri d’altitudine con ottima esposizione a levante nel cuore della regione. L’ambiente è caratterizzato dal fiume Adige e influenzato dall’Ora del Garda, un vento tipico di queste zone che crea qui uno speciale microclima di tipo mediterraneo, adatto ad esempio anche alla coltivazione dell’ulivo, tipo di pianta molto facile da trovare affiancata alla vite da queste parti.
I suoli sono poveri e rocciosi, le esposizioni notevoli, le stesse che consentono regolari maturazioni ed una corretta produzione per ceppo; la selezione è inoltre uno dei veri e propri comandamenti di Casa Letrari. Oro brillante con riflessi ancor paglierino, bollicina estremamente fine, resiste all’interno del calice mostrando un perlage elegante frutto di un’ottima presa di spuma.
Quadro olfattivo ricco di sfumature che aumentano di complessità man a mano che il vino entra a contatto con l’ossigeno, ritrovo il miele millefiori, la mela al forno e liquirizia dolce su un agrume stimolante e leggermente disidratato; ben presto fa eco un ricordo di nocciola tostata, marzapane, pepe bianco e un sospiro incessante di calcare e pietra frantumata, timo limone in chiusura. A 24 ore dalla mescita i toni si addolciscono ulteriormente e si fondono in un’unica sinfonia.
In bocca ritrovo la consueta energia del 976 Riserva del Fondatore: il sorso è denso, ricco di materia eppur slanciato come una ballerina dell’Opéra di Parigi. La sferzante acidità richiama l’agrume e tiene testa ad una sapidità che conquista subito la scena e conclude il viaggio a Reims o Epernay, e non per fare confronti – questo vino non ne ha bisogno – ma per sottolineare che le nobili bollicine devono possedere soprattutto freschezza e profondità gustativa, ed è solo il terroir a donarla, non le operazioni di cantina. Cinque chiocciole a man bassa e un assist perfetto, il giorno di Natale, ad un piatto di capesante gratinate con burro e granella di nocciole.