TINAZZI

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laVINIum – 05/2011
Chi ci legge da anni sa bene quanto noi abbiamo a cura le piccole realtà che portano linfa al mondo del vino, questo ci porta involontariamente ad occuparci meno di quelle aziende che fanno grandi numeri e hanno, ovviamente, un mercato già consolidato. Ciò non vuol dire però che la nostra sia una scelta motivata da preconcetti, bensì è nostro obiettivo principale dare maggiore spazio a chi ha meno strumenti e mezzi per farsi conoscere.
Trattandosi però di una rivista dedicata al vino italiano, sarebbe una grave mancanza non considerare l’importanza di tanti produttori che sono riusciti, pur con grandi quantità di vino prodotto, a mantenerne alta la qualità e a contribuire in modo determinante al successo di tutto il comparto, a livello nazionale come internazionale. Del resto se parliamo di Veneto, la regione che rappresenta il modello di riferimento proprio di tanto successo, non a caso è qui che è nata e troneggia da quarant’anni la più importante fiera dedicata al vino, il Vinitaly, ci rendiamo subito conto che convivono piccole e grandi realtà che hanno come denominatore comune una produzione che punta alla qualità.
La famiglia Tinazzi (e già il cognome lascia intuire quale potesse essere il loro destino, infatti i tinazzi non erano altro che i classici tini aperti dove veniva pigiata l’uva), rappresenta certamente un esempio di azienda che è riuscita a raggiungere una quota ragguardevole di bottiglie prodotte annualmente, circa 1.300.000, senza per questo rinunciare ad una qualità media di assoluto valore. La sede aziendale si trova a Lazise, nella Tenuta Valleselle, un piccolo gioiello situato sulla sponda orientale del lago di Garda, terra di Bardolino, ma Gian Andrea e i due figli Giorgio e Francesca portano avanti una realtà ben più ampia, che abbraccia in Veneto la Valpolicella, il Lugana, il Soave per poi spostarsi in altre regioni quali la Toscana (con la linea Palazzo Desti vengono prodotti Chianti Classico e Brunello di Montalcino), la Puglia (dal Feudo di Santa Croce nascono il Salice Salentino, il Primitivo di Manduria, il Negro Amaro ecc.), la Sicilia (sotto l’etichetta Vignali Roccamora nascono Nero d’Avola, Inzolia, Sangiovese, Grecanico) e l’Abruzzo (dove nascono con la linea Poggio ai Santi, alcuni vini a base Montepulciano e Trebbiano).
Noi abbiamo avuto modo di degustare principalmente la produzione veneta proveniente dalle linee Tenuta Valleselle e Ca’ de’ Rocchi e un apprezzabile Primitivo di Manduria Bisanzio proveniente dalla tenuta in Puglia. Le impressioni sono state davvero positive, fra l’altro ci piace sottolineare l’ottima riuscita dei due Amarone della Valpolicella che, in tempi in cui la gloria di questa tipologia ha portato a qualche eccesso, soprattutto alcolico e di residui zuccherini, dimostrano invece una sobrietà non comune e una misura che va tutta a vantaggio di una migliore bevibilità e piacevolezza.

Vini degustatiAnnataPrezzoVoto
Amarone della Valpolicella Classico Aurum Tenuta Valleselle2007da 25 a 50 euro@@@@
Amarone della Valpolicella Classico La Bastia Ca' de' Rocchi2007da 25 a 50 euro@@@@
Bardolino Classico Pieve San Vito Tenuta Valleselle2009da 7,50 a 10 euro@@@
Dugal Ca' de' Rocchi2009da 10 a 15 euro@@@
Primitivo di Manduria Bisanzio Feudo di Santa Croce2008da 7,50 a 10 euro@@@
Valpolicella Superiore Ripasso Monterè Ca' de' Rocchi2008da 15 a 25 euro@@@

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