Terre Alfieri Nebbiolo DLA’ 2017
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@
Data degustazione: 08/2021
Tipologia: Doc Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: CA’ RICHETA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Ca’ Richeta è un’azienda vitivinicola nata assieme al nuovo millennio e fondata da Enrico Orlando, enologo ed insegnante di Viticoltura ed Enologia presso Istituto Tecnico Agrario Umberto I di Alba. Come presentazione direi che non c’è male ma il vero patrimonio della Cantina è la tradizione, la stessa vanta una storia che percorre oltre 200 anni in ambito vitivinicolo e si tramanda di generazione in generazione dalla famiglia Morando-Orlando. La sede principale non si è mai spostata ed è proprio nelle Langhe a Castiglione Tinella (Cn).
Il nostro protagonista ha deciso di dedicare la Cantina al coraggio e alla perseveranza della trisnonna Enrichetta, (Ca’ Richeta in dialetto piemontese, ovvero Casa di Enrichetta) rimasta vedova assieme alla nuora Valentina, causa prima guerra mondiale, fu costretta a vendere vigneti e proprietà di famiglia per poter allevare i propri figli con dignità in uno scenario estremo e ai limiti dell’immaginario.
È un’altra storia piemontese che parla di grande amore per la famiglia, per le memorie del passato, le stesse che tutti i giorni aiutano a restare coi piedi per terra e a non farsi accecare da futili chimere, questo Enrico lo sa bene e va avanti per la sua strada. DLA’, sempre in dialetto piemontese “di là”, è un omaggio al territorio, simpaticamente richiama l’altra sponda poiché, per la prima volta nella sua storia, Ca’ Richeta ha “guadato” il fiume Tanaro per raggiungere un altro territorio promettente, ovvero Terre Alfieri, l’inizio di un’avventura che vede sua maestà nebbiolo protagonista. I vigneti, esposti a sud e allevati a controspalliera con sistema di potatura mista tipo Guyot, sono ubicati per l’esattezza a Lavezzole di San Damiano d’Asti (AT), a circa 200-250 metri sul livello del mare. Terreni ricchi di argilla con buona percentuale di calcare e venature sabbiose. Fermentazione con le bucce in contenitori di cemento per 15 giorni. L’affinamento, e dunque fermentazione malolattica, avviene in fusti di rovere francese da 500/700 litri, provenienti dalla zona dell’Allier, terzo e quarto passaggio, per 12/18 mesi a cui ne seguono 6 in bottiglia prima della vendita.
Si presenta in veste granato vivace di media trasparenza, riflessi rubino a centro bicchiere, media consistenza. Annata torrida, siccitosa, indubbiamente difficile da gestire, solo esperienza e tanta meticolosità, soprattutto in vigna, possono aver fatto la differenza. Il naso è intenso, generoso, sa di frutti dolci maturi e rossi in confettura: duroni, mirtillo e lampone, susina, cui fa eco un lontano ricordo di pepe rosa e ben più evidenti ricordi di liquirizia e caffè. Suggestioni boschive in chiusura con rimandi di grafite, rossetto e legni dolci ben fusi alla materia.
In bocca, contrariamente a quanto riscontrato al naso, latita ancora in termini d’equilibrio d’insieme nonostante l’annata generosa; è un sorso ricco d’estratto, lievemente asciutto nonostante il tannino serico; la freschezza è in linea con una sapidità media e un frutto a tratti esasperato nonostante l’alcol risulti ben digerito, a mio avviso risente molto dell’annata, elemento che ad oggi non mi permette di attribuire più di tre chiocciole. Il tempo smusserà queste sensazioni? Riuscirà a “diluirsi” naturalmente? Lo vedremo in seguito, al momento l’abbinamento perfetto è con un piatto di lasagne al ragù di capretto.