Terre Alfieri Nebbiolo CostaQuaglia 2016

Terre Alfieri Nebbiolo CostaQuaglia 2016 Marchesi AlfieriDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2021


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14,5%
Produttore: MARCHESI ALFIERI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Quella di Marchesi Alfieri, solida realtà vitivinicola che ha sede in un pittoresco castello medioevale ubicato nel borgo di San Martino Alfieri (AT), è una storia che risale al 1337. Questa nobile famiglia – assieme ad altre illustri del territorio piemontese – ha caratterizzato l’identikit del nostro belpaese. Tra i personaggi di spicco della casata: l’architetto Benedetto, il poeta Vittorio e il presidente del Senato Cesare Alfieri che collabora – nel 1848 – alla stesura dello Statuto Albertino. Carlo Alfieri sposa Giuseppina Cavour, nipote del grande statista Camillo Benso conte di Cavour. Quest’ultimo, personaggio chiave della produzione vitivinicola piemontese, migliorò la qualità del vino e introdusse già a quei tempi l’uva pinot nero tra le colline di San Martino.
Un’altra data importante è il 1982, anno in cui il marchese Casimiro San Martino di San Germano, cugino della famiglia Alfieri, riceve la proprietà implementando la produzione vitivinicola. Oggi conducono l’azienda proprio le sue tre figlie: Emanuela, Antonella e Giovanna, coadiuvate da Mauro Olivero, enologo e direttore. Ripercorrendo la storia di questa antica famiglia – e consultando gli archivi dell’epoca – si evince che i terreni a San Martino Alfieri sono “vineati a philari”.
La situazione col passare dei secoli è rimasta immutata: percorrendo su e giù i caratteristici sorì dell’azienda – con viti che hanno oltre 70 anni – è possibile ammirare la bellezza del paesaggio e soprattutto constatare quanta cura è riservata alla materia prima. La proprietà si estende su una superficie vitata pari a 21 ettari: 16 a barbera e la restante parte suddivisa tra grignolino, pinot nero e nebbiolo. I vigneti, allevati a Guyot, presentano un tappeto erboso naturalmente selezionato nel corso degli anni. Il diradamento dei grappoli viene effettuato tra luglio e agosto, lo scopo è ridurre e migliorare la qualità delle uve.
La produzione si attesta attorno alle 130.000 bottiglie annue; 2500 – 3000 di queste portano il nome di CostaQuaglia e rientrano nella neoeletta Docg Terre Alfieri. Uve nebbiolo in purezza provenienti da vigneti nel comune di San Martino Alfieri, vengono allevate su terreni argillosi-limosi e lievemente calcarei. Diradamento dei grappoli nella seconda metà del mese di agosto, raccolta manuale ad inizi ottobre; la produzione per ceppo è di circa 1-1,2 kg per pianta. Scelta delle uve su tavolo di cernita seguita da diraspapigiatura soffice, fermentazione sulle bucce in vasca di acciaio orizzontale per circa 15 giorni alla temperatura massima di 28°C, délestage all’aria nella prima settimana di fermentazione attiva e successivamente immersione giornaliera del cappello. La fermentazione malolattica è svolta in legno, il vino affina in barriques di rovere francese (Allier e Troncais) da 500 l.
L’annata 2016, caratterizzata da un andamento climatico regolare e mai siccitoso, ha regalato uve sane e con livelli d’acidità ottimali, gli stessi che da un bel po’ di anni non si registravano, dunque millesimo a cinque stelle. Rubino che ammicca al granato di buona trasparenza, tonalità calda e profonda; mostra media consistenza ed estratto. L’esordio al naso mostra un frutto decisamente protagonista, leggermente maturo, amarena, more, ribes nero, intervallati qua e là da rintocchi speziati e balsamici; dunque liquirizia dolce, cannella, chiodo di garofano e un curioso accento mediterraneo che rimanda al lentisco e alla salamoia d’ olive. Fa eco un aroma di legni nobili ben fusi al comparto fino ad ora descritto.
Il sorso è caratterizzato da morbidezza in primo piano, frutto maturo – e dai rimandi dolci-acidi – il tannino appare già piuttosto addomesticato e la sapidità in questa fase prevale rispetto alla freschezza, che tuttavia non latita ma fatica a imporsi. Profondità notevole, dà il meglio di sé abbinato a un piatto di agnolotti al sugo di brasato. Quattro chiocciole per il proverbiale rotto della cuffia.

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