Terre Alfieri Arneis Camilin 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2021
Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: arneis
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: VINCENZO BOSSOTTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
La famiglia Bossotti, oltre al Nebbiolo Mompillone 2018, presenta anche l’Arneis Camilin. Questo curioso appellativo rimanda alla memoria, alle tradizioni del luogo, ovvero Cisterna d’Asti dove ha sede la Cantina. Camilin, così chiamato dalla sua famiglia, è il nome di un vecchio contadino che ogni giorno lo si vedeva tornare dal lavoro al calar del sole. Un’immagine stupenda e poetica se vogliamo, soprattutto considerando la struggente bellezza del paesaggio, ma al contempo concreta, dura, come il lavoro nei campi.
Le vigne di arneis, ben esposte e ventilate, vengono allevate a circa 375 metri sul livello del mare su terreni scoscesi e piuttosto impervi. La matrice del terreno da queste parti è composta prevalentemente da arenarie, argilla e sabbia responsabili di grande permeabilità, con rocce sedimentarie di origine marina miste a calcare. La vendemmia avviene a metà settembre, classica vinificazione in bianco con breve macerazione pellicolare.
I Bossotti presentano l’ultima annata in commercio, la 2020, tutto sommato regolare, priva di periodi estremamente siccitosi, a mio avviso regalerà vini equilibrati e piuttosto longevi, magari da attendere un po’. Roteando il Camilin all’interno del calice, riflessi verdolini-beige caratterizzano un manto paglierino algido ed elegante. Il naso è sulla stessa frequenza: intenso, ampio, il frutto è dolce e al contempo croccante, sa di melone bianco, nespola, mango, intervallati qua e là da erbe appena falciate e aromatiche, stuzzicanti, distinguo maggiorana e salvia; chiude un nitido sentore di calcare e un accento di lavanda. È un naso elegante, pulitissimo, che a 24 ore dalla mescita, opportunamente tappato, rivela dolci note di frutta sciroppata, pesca in primis.
Il sorso è rotondo, ancora giovane, i lieviti a mio avviso non si son ancora integralmente amalgamati alla materia, l’impatto gustativo è di media freschezza e buon corpo, ciò che lo contraddistingue è una lunga scia sapida che rimanda al terreno, inoltre vi è coerenza con quanto percepito al naso ovvero una chiusura pulita che ricorda il frutto dolce-acido. Lieve alcool sul finale che non disturba affatto, vino in divenire, al momento son quattro chiocciole conquistate grazie al proverbiale rotto della cuffia. Da riassaggiare, minimo, tra un anno.
L’ho abbinato a dei gamberi speziati, appena scottati in padella, sfumati con lo stesso vino.