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Spumante Brut Rosé Metodo Classico

Spumante Brut Rosé Metodo ClassicoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2021


Tipologia: Vino Spumante Rosato
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: CASTELLO DI MELETO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


A distanza di qualche mese dalla pubblicazione dei miei tre articoli dedicati ai rispettivi cru di Castello di Meleto, solida realtà vitivinicola Toscana con sede a Gaiole In Chianti (SI), arriva una novità inaspettata: lo Spumante Brut Rosé Metodo Classico. Ho da poco conosciuto il giovane ed intraprendente enologo della Cantina, Alberto Stella, e devo ammettere che la cosa non mi meraviglia affatto. La sua visione, che poi è anche quella dell’Azienda, la conosco bene, e in questo articolo l’ho raccontata a 360°; tuttavia, ciò che non smetterà mai di stupirmi è la maestria di Meleto nello sfruttare ai massimi l’estrema versatilità dell’uva sangiovese.
Lo studio, la zonazione e le oltre 90 diverse vinificazioni riguardo il Chianti Classico, sono solo alcune delle prove inconfutabili dell’impegno profuso; inoltre, questa nobile bollicina, tende ad avvalorare in tutto e per tutto la mia tesi, perché anche in questo caso sono state scelte le aree più vocate in relazione alla categoria di vino prodotto, indubbiamente non facile da realizzare. San Piero, Casi, Meleto e Moci i vigneti in questione, caratterizzati da una matrice del terreo composta da alberese e arenaria, filari baciati dal sole posti ad un’altitudine che varia dai 350 ai 450 metri. Vendemmia a fine agosto, si parte dal raffreddamento delle uve e conseguente pressatura soffice; la prima fermentazione avviene dopo 2/3 giorni di decantazione ad una temperatura massima di 15°C. Rifermentazione in bottiglia e sosta a contatto con lieviti selezionati per almeno 3 anni.
Il campione che ho avuto la possibilità di degustare è figlio del millesimo 2018, ed è stato sboccato piuttosto recentemente, circa 3 mesi fa. Bollicine copiose, e di grana fine, formano cordoncini ben allineati in grado di implementare cromaticamente sfumature salmone/buccia di cipolla su sfondo rosa cerasuolo. Naso fragrante di crosta di pane, ricordi di mela gala, lampone, arancia rossa sanguinella; con opportuna ossigenazione – liberata un po’ di carbonica in eccedenza – pepe rosa e una flebile nota di metallo caldo, un insieme elegante che mostra carattere e complessità anche a temperatura da rosso.
La bollicina è piuttosto incisiva, croccante, la recente sboccatura in tal senso non aiuta, tuttavia l’impatto è notevole e la freschezza assolutamente in primo piano, quasi a voler dimostrare stilisticamente la filosofia della Cantina, dunque zero compromessi o ruffianerie di sorta. Lunga scia sapida in chiusura che attesta il carattere del vitigno e del terreno su cui viene allevato. Abbinato a un Prosciutto di San Daniele su crostini imburrati di pane sciocco è davvero notevole, la bottiglia evapora in men che non si dica. Quattro chiocciole e tanta curiosità di riassaggiarlo non prima del 2023.

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