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Rosso L’Arsin

Rosso L'Arsin Achille MilanesioDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2021


Tipologia: Vino Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ACHILLE MILANESIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


La “Nouvelle Vague dei giovani viticultori eroici di Carema”, così ho ribattezzato un paio d’anni fa questo curioso fenomeno enologico piemontese, è inarrestabile. Sono più di 15 anni ormai che frequento questo piccolo borgo torinese al confine con la Valle d’Aosta, e ormai più di due che stringo rapporti con questi talentuosi e appassionati fautori della rinascita di un territorio vitivinicolo meraviglioso, che pian piano stava subendo un lento abbandono; persone che sanno davvero cos’è lo spirito di sacrificio.
Qui l’uomo ha imparato a sfruttare quel poco spazio che la natura concede per costruire muretti a secco dove poter allevare viti col sistema a pergola, detta “topia” in dialetto piemontese, la cui intelaiatura di travi è spesso sorretta dai caratteristici tutori in pietra tronco-conici, chiamati “pilun”. Percorrere i sentieri scoscesi e impervi di Carema è già difficile di per sé, figuriamoci con un atomizzatore a spalla che pesa 30 kg., uno sforzo immane che solo chi crede realmente in questo territorio può compiere.

Carema
Carema

Uno tra questi è indubbiamente Achille Milanesio, nato a Ivrea ma caremese da sempre, queste stupende colline strappate alla roccia della montagna, alle spalle troviamo il Monte Maletto, fanno parte della sua vita, come la famiglia e gli amici, un insieme di elementi inscindibile. Queste le sue parole: “Portando il nome dell’eroe omerico che riempie le pagine dell’Iliade, doveva pur esserci qualcosa di eroico nella mia vita e cosa se non la viticoltura, visto il paesaggio che mi circonda e che per me è sempre stato casa“. Achille ha imparato a curare le viti dal padre e dagli zii, che a loro volta lo avevano imparato dal loro padre e così via. La vigna fa parte di questo territorio come il bosco, il fiume, la montagna, un ecosistema in parte ancora incontaminato che cattura lo sguardo e lo rende schiavo per attimi infiniti, gli stessi poi diventano anni, perché ti vien sempre voglia di tornare a Carema tant’è la bellezza della natura circostante. “Quello della cura delle viti e della vinificazione è un lavoro che si tramanda da generazioni, come si fa con le antiche ricette di famiglia o con gli oggetti che accompagnano le cerimonie religiose come matrimoni e battesimi. La nostra tradizione è la viticoltura e la passione per la nostra terra ci fa affrontare la fatica che questo comporta in modo più sereno.” Ho voluto riportate nuovamente le parole di Achille perché sono le sole in grado di far comprendere realmente quanto impegno è necessario per lavorare la vite da queste parti. Inizialmente il vino veniva prodotto dalla sua famiglia per il consumo quotidiano, da pochi anni il nostro protagonista ha cambiato registro, è nata così l’idea di produrre una bottiglia che finalmente potrà affiancarsi a quelle prodotte delle realtà storiche di Carema. Parlando proprio con lui siamo arrivati a una conclusione: è fondamentale la nascita di nuove realtà vitivinicole da queste parti, persone volenterose e appassionate pronte a gestire nuovi vigneti, tutto ciò servirà a controbilanciare l’età media molto alta dei conferitori e viticultori storici che pian piano, per ovvie ragioni, stanno abbandonando a malincuore l’attività di un’intera vita. “L’Arsin”, nasce da un’attenta selezione del vitigno autoctono per eccellenza di Carema, il “picotendro”, un clone di nebbiolo locale, che, da ben due generazioni di vivaisti appartenenti alla famiglia, viene impiantato su terrazzamenti inerpicati sulla collina morenica di Carema.

Terrazze vitate a Carema

A mio avviso è molto interessante questa tesi raccontata da Achille, rappresenta la sua filosofia in vigna e in cantina: “Per evitare l’uso di lieviti artificiali, che potrebbero cambiare le caratteristiche naturali del nostro vino, circa cinque giorni prima della vendemmia effettuiamo una “prevendemmia” di uve selezionate in vigna, che una volta giunte in cantina vengono pigiate e iniziano la fermentazione. In questo modo creiamo uno starter naturale alla fermentazione delle uve della vendemmia finale. Ponendo infatti questo prodotto sul fondo del tino e aggiungendo le uve pigiate della vendemmia totale otterremo una fermentazione alcolica naturale che preserverà le caratteristiche varietali e organolettiche del vitigno. La fermentazione alcolica avviene in vasche d’acciaio inox per una durata di circa quindici giorni, trascorsi i quali le vinacce vengono steccate e le vasche colmate con del vino per effettuare una macerazione a cappello sommerso di circa un mese. Dopo la svinatura il vino resta nelle vasche in acciaio in cui svilupperà la fermentazione malolattica.”
Il vino non viene filtrato e affina almeno dodici mesi in botti di rovere francese, più un anno in bottiglia. Veniamo dunque alla degustazione di questo Vino Rosso “L’Arsin”, che in dialetto caremese significa uva. È figlio dell’annata 2017, certo che iniziare da un millesimo così complicato, torrido e siccitoso, è un bel banco di prova per un vignaiolo, non vi è alcun dubbio.
Tinge il calice attraverso toni caldi e profondi, un granato piuttosto classico che mostra in controluce riflessi mattone, ruotandolo delinea archetti fitti e regolari a bordo bicchiere. Il naso è intenso di ciliegia matura, ribes e pennellate floreali che ricordano soprattutto la violetta, segue liquirizia dolce e un aroma di legni nobili ben fusi al resto dell’insieme, caratterizzato sul finale da grafite, incenso e una sottile sfumatura data da un curioso mix di pepe nero e timo.
In bocca è già piuttosto equilibrato, tannino coeso per via dell’annata e per via del DNA dell’uva picotendro, ciò che appaga maggiormente è una sensazione di frutto dolce-acido che rende il vino goloso ma al contempo scorrevole, beverino, pur palesando una struttura tutt’altro che banale e soprattutto una lunga scia sapida che è il marchio di fabbrica dei vini prodotti a Carema. Non bisogna mai dimenticare che il terreno è di origine morenica e ricco di svariati elementi per via di una grande varietà di rocce che provengono dal famoso disfacimento.
PH piuttosto basso, compreso tra valori pari a 5-6. Questa tipologia di rocce appartiene al gruppo denominato silico-alluminoso-alcalino, ed è corrispondente ai massicci cristallini delle montagne più importanti d’Italia, abbastanza vicine a Carema: il Monte Bianco, il Monte Rosa e il Gran Paradiso. Insomma gran bella prova per il buon Achille Milanesio, vicinissimo alla quinta chiocciola, la strada è quella giusta, sono sicuro che sarà in grado di percorrerla facendo passi da gigante.

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