Rosso di Valtellina Nove 2016

Rosso di Valtellina Nove 2016 FranzinaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@

Data degustazione: 11/2018


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 12,5%
Produttore: FRANZINA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Mattia Franzina fa parte del recente gruppo di produttori valtellinesi che porta il nome di “Veltliner” (appunto valtellinese, una pura coincidenza con l’uva veltliner, che ha origine austriaca e nulla a che vedere con la valle lombarda), con lui ci sono Alfio Mozzi, Barbacàn (Matteo Sega), Boffalora (Giuseppe Guglielmo), Terrazzi Alti (Siro Buzzetti), Pizzo Coca (Lorenzo Mazzucconi), Alessio Magi e Gianpiero Valbuzzi.
Il loro scopo è tanto semplice quanto meritevole, rivendicare la loro identità di vignaioli in Valtellina, che lavorano le proprie vigne, trasformano le uve in cantina, puntando a prodotti che rispecchino al massimo le caratteristiche dei rispettivi territori.
Gente giovane che ha voglia di fare, ama la propria terra e ha imparato quanto sia importante la collaborazione, l’unione di intenti.

Mattia Franzina

Siamo nella sottozona Maroggia (prende il nome dal comune omonimo, che a sua volta derivava dal torrente che scendeva in valle), la prima venendo dal lago di Como, ma l’ultima a essere entrata nel disciplinare del Valtellina Superiore DOCG, nel 2002. Ciò non deve far credere che sia anche la più giovane, in realtà i vini di Maroggia erano già apprezzati da San Benigno de’ Medici, un volterrano trapiantato in Valtellina che visse un intero secolo dal 1372 al 1472. Arrivato a Maroggia acquistò ben 60 brente di vino (109 litri ciascuna, fatevi un po’ il conto!), gran parte da donare ma ben 16 tenute per berne tutta l’estate. Fu tanto famoso che ancora oggi a Berbenno si festeggia la Sagra di San Bello in suo ricordo.
Il Rosso di Valtellina Nove si chiama così per ricordare che “già in passato le uve prodotte nei vigneti della famiglia Franzina a Buglio in Monte, venivano separate alla vendemmia e una parte, quella proveniente dai ripidi terrazzamenti in prossimità della chiesetta di San Sisto a Ronco, veniva vinificata distintamente perché ritenuta qualitativamente migliore. Questa produzione veniva affinata in una storica botte da 9 ettolitri”. Ecco svelato l’arcano. Oggi Mattia lo fa macerare per una decina di giorni, poi prosegue il suo percorso in acciaio e botti di rovere da 10 Hl per un anno.
Ha un colore rubino trasparente con unghia granata, profuma di rose, ciliegie fresche e lamponi, dopo qualche secondo arrivano anche sfumature di arancia rossa e melagrana, chiude con delicati rintocchi speziati.
Al gusto rivela una trama fine e scorrevole, con un tannino vivo che sostiene il frutto e le spezie, la fitta freschezza rende il sorso stimolante, è un vino che ha le carte per crescere nei prossimi anni, se potete conservatene un paio di bottiglie, vi sorprenderà.
Rapporto qualità prezzo esemplare.

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