Roero Riserva Pulciano 2010
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 05/2021
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: PODERI MORETTI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro
Con la terza e ultima etichetta presentata da Poderi Moretti, complice il prolungato affinamento in bottiglia, l’azienda a mio avviso ha voluto offrire un saggio del grande potenziale insito nell’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Occhetti; ci troviamo a Monteu Roero, dove ha sede la Cantina. Circa 260 metri sul livello del mare, la matrice del terreno presenta una percentuale elevata di sabbie marine caratterizzate da fossili di conchiglie e pesci, insindacabile testimonianza del fatto che milioni d’anni fa il Roero costituisse un vero e proprio fondale marino. Il paesaggio è dominato da voragini che sprofondano per centinaia di metri, le cosiddette Rocche del Roero: burroni e calanchi, risultato di un fenomeno geologico di erosione generatosi circa 250.000 anni fa.
La 2010 è stata un’annata a suo tempo definita a cinque stelle, diversi assaggi da me effettuati nel corso degli ultimi anni, un po’ in tutto il Piemonte, lo stanno dimostrando: vini eleganti, succosi, equilibrati, ancora graffianti, evolvono nel bicchiere magistralmente. Il Pulciano 2010 è 100% nebbiolo vendemmiato a mano, fermentazione tradizionale in botti d’acciaio inox, la macerazione è piuttosto lunga, non meno di 25 giorni. 60 mesi d’affinamento in botti grandi di rovere.
Manto granato classico, tendente al mattone-arancio a bordo bicchiere. Si apre a eleganti percezioni d’amarena matura, ribes e mirtillo nero spremuti, pennellati floreali creano un contorno elegante dove il leggero appassimento delle stesse contribuisce a creare un insieme austero; si evince che il tempo ha svolto un lavoro egregio, ha ingentilito l’insieme smussando gran parte di quell’esuberanza che spesso satura il naso. Effluvi minerali riconducono al terriccio bagnato, alla grafite, un contorno salmastro fa eco e ricorda la salamoia d’olive, chiude su terziari di cuoio e tabacco.
In bocca le sensazioni son più o meno le stesse del naso, vi è molta coerenza: sorso caratterizzato da morbidezza, tannino levigato dal trascorrere degli anni, il frutto è maturo e la sapidità pronunciata; la stessa richiama fortemente il terreno dove vengono allevate le uve. Non è un gigante palestrato, sorso piacevole e piuttosto succoso, tuttavia mi aspettavo molta più vitalità, il vino indubbiamente non si trova in una fase calante ma a mio avviso non è del tutto risolto. Col nebbiolo accade spesso, è facile imbattersi nella cosiddetta “fase dormiente”, trascorsi almeno 5 anni dall’imbottigliamento; lo riassaggerò senza dubbio dal 2024 in poi. Al momento son quattro chiocciole conquistate con disinvoltura. Abbinato a una guancia di manzo brasata con purè di patate fa la sua bella figura.