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Roero Arneis Terre del Conte 2021 Tenuta Laramè

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2022


Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: arneis
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: CANTINE POVERO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 8 a 10 euro


Prima di focalizzare l’attenzione sui rossi prodotti da Tenute Laramè, fiore all’occhiello di Cantine Povero e della famiglia omonima di Cisterna d’Asti (AT), ci occuperemo di narrare per l’ennesima volta le “gesta” di un vitigno a bacca bianca, l’arneis, che negli ultimi 10 anni a mio avviso ha saputo trovare la propria strada, lasciando da parte quella coltre modaiola che a fine anni Novanta lo ha reso famoso. Nei winebar di gran parte del nord/centro Italia il calice di Arneis, affiancato all’ altoatesino gewürztraminer, dominava la scena ed era onnipresente modi prezzemolo nelle ricette della cucina italiana.
Il problema è che spesso ci si ritrovava al cospetto di vini di poche pretese, per nulla territoriale o peggio dominati da un utilizzo “criminale” del legno. La musica è cambiata nettamente: nel corso degli ultimi tre anni Lavinium ha dedicato ampio spazio al tema, anche se in realtà dal suo esordio se n’è sempre occupata; personalmente ho avuto la possibilità di conoscere gran parte dei produttori facenti parte del Consorzio tutela del Roero e di poter constatare la crescita esponenziale della qualità media dei Roero Arneis prodotti, e la cosa – da autore ed appassionato di vini piemontesi – non può che farmi piacere. Il motivo è molto semplice: la cultivar di riferimento delle colline che fiancheggiano la sponda sinistra del Fiume Tanaro è molto versatile e se allevata, e vinificata, senza particolari forzature – e da mani esperte – è sempre in grado di leggere magistralmente le tante peculiarità del territorio.
Le vigne di Tenuta Laramè si estendono tra Canale d’Alba e Cisterna d’Asti, su terreni ricche di sabbie marine e argille calcaree. Il nome in etichetta è un omaggio alla casata astigiana dei conti Roero, i declivi su cui vengono allevate le uve arneis, fin dal V secolo d.C., sono note come “Terre del Conte”. Agricoltura biologica certificata, resa per ettaro pari a 70 hl, fermentazione in acciaio con controllo della temperatura, affinamento nel medesimo materiale, e sur lies, per circa 2-3 mesi, più un breve periodo in bottiglia prima della vendita.
Brilla all’interno del calice grazie ad una tinta paglierino vivace attraversata da riflessi chiari, media consistenza. Al naso il vino è ancora molto giovane, mostra tuttavia un profilo piuttosto fresco, slanciato, dove il biancospino e l’acacia giocano a rincorrersi, lasciando trapelare sbuffi balsamici, ed erbacei, che richiamano la mentuccia e la maggiorana; l’agrume è dolce, sa di scorza di lime, e una lieve scia salmastra impreziosisce l’insieme, a tratti sembra un vino di costa.
Al palato la sapidità è ben amalgamata al corpo, mai ingombrante anche in termini di alcol percepito; l’acidità non tarda ad arrivare a supporto di un sorso ancora abbastanza nervoso, dalla grande beva soprattutto su antipasti freddi di mare, motivo che mi spinge ad attribuire, sin da ora, la quarta chiocciola. Da segnalare l’ottimo prezzo, elemento che non guasta mai.

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