Prometheus Bianco
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2021
Tipologia: Vino Bianco
Vitigni: arneis
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: BAJAJ
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Come già anticipato nel precedente articolo dedicato alla Cantina, il secondo bianco presentato da Bajaj è un arneis molto particolare che viene coltivato a Monteu Roero (CN). Uve allevate nell’MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Gaiuccio, rappresenta il complesso di vigneti più esteso dell’Azienda, dove oltre all’arneis vengono allevati nebbiolo e favorita. Il terreno è caratterizzato da sabbia bianca ricca di calcare. Con il Prometheus Adriano Moretti, giovane rampollo della famiglia Bajaj Moretti, ha voluto sperimentare il cosiddetto mondo degli “orange”, utilizzando come cavallo di battaglia una cultivar versatile e dalle mille risorse, soprattutto tra le colline del Roero.
Grande appassionato dei vini di Josko Gravner, decide di proporre una sua versione di bianco macerato che tuttavia si allontana stilisticamente dai classici friulani. È indubbiamente un vino ricco d’estratto secco e aromi ammalianti, ma che al contempo al palato mostra classe, eleganza, agilità di beva, caratteristiche che in un arneis non devono mai mancare. La vinificazione segue una vendemmia tardiva, svolta attorno ai primi d’ottobre, dunque diraspatura, fermentazione e macerazione delle bucce per 40 giorni in anfore di terracotta e grès porcellanato da 320 l e 350 l; la fermentazione è spontanea con pied de cuve.
Il vino mostra una lucentezza importante e la tonalità vira dal classico oro intenso a sfumature arancio chiaro, lacrime che faticano a precipitare, dunque buon estratto. Notevole a livello aromatico, in questo è complice l’annata oltre che la tipologia d’affinamento prescelta, la 2019 sta regalando ottime performance gusto-olfattive. Dapprima impregnato di sentori dolci di frutta disidratata: scorza di mandarino, cedro, pesca, quest’ultima lievemente sciroppata, evolve maturando un respiro complesso di sabbia bagnata, miele di tiglio, lavanda e c’era d’api; con lenta ossigenazione affiorano sentori lievemente smaltati e salmastri, in chiusura un ricordo acre di gelsomino e acacia. Un naso per nulla appesantito dall’alcol o dall’eccessiva estrazione, è appassionante coglierne l’evoluzione, sfumature che cambiano col passare del tempo e aumento di temperatura.
Il palato in questa fase è leggermente sbilanciato a favore delle parti sapide rispetto a quelle acide, d’altronde il vino è ancora giovanissimo deve stemperare la potenza data dal terreno e dallo stile che lo caratterizza; ciò cha latita assolutamente è l’alcol percepito nonostante i 14% vol., Un piatto in grado di esaltarlo è senza dubbio il classico coniglio all’Arneis, ricetta di grande tradizione roerina.