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Paleo Rosso 2019

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 03/2023


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: cabernet franc
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: LE MACCHIOLE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 140 a 180 euro


Per quanto mi riguarda è il vino aziendale che conosco di più, avendo assaggiato quasi tutte le annate in più occasioni; è anche quello che ha subito maggiori modifiche nel tempo, anche nella composizione delle uve: nato nel 1989, nelle prime annate prevaleva il cabernet sauvignon, affiancato da piccole quantità di sangiovese, dalla 1996 è subentrato un 5% di cabernet franc detraendolo dal cabernet sauvignon, poco dopo è sparito il sangiovese e il cabernet franc è arrivato al 15%; nel 2000 il cabernet franc sale ancora fino al 30% e, finalmente, dal 2001 il Paleo Rosso diventa cabernet franc 100%.
Ma non è finita qui, perché anche i vigneti che hanno contribuito a fornire le uve non sono sempre stati gli stessi, cosa del tutto normale perché ogni annata può dare esiti differenti tra un appezzamento e l’altro. La 2019 arriva dai cru Casanuova, Vignone e per la prima volta anche dal recente Ulivino (impiantato nel 2016); dietro a tutto questo c’è un lavoro continuo, basato su prove e controprove, assaggi collettivi, con lo scopo di ottenere il miglior risultato possibile.
Sulla grandezza del Paleo non ho mai avuto dubbi, ma devo riconoscere che continua ad affinare le sue caratteristiche, segno che quel dispendio di energie è ben speso.
Quello che maggiormente mi colpisce è lo straordinario equilibrio ottenuto e il “dosaggio” della massa che, nonostante le rese bassissime di 800 grammi d’uva a pianta, non è debordante ma calibratissima.
Estrazioni, quindi, studiate nei minimi dettagli, che hanno portato a un colore rubino vivo ma mai impenetrabile dalla luce; persino la gradazione, nonostante il clima sempre più caldo, si attesta sui 14 gradi, che in un vino di tale ampiezza espressiva sembrano molti di meno.
Ho voluto sottolineare tutto questo perché è bene si capisca che un grande vino non nasce solo da una grande vigna (in questo caso tre), ma da un lavoro meticoloso, certosino, frutto non solo di tecnica ma anche di passione, di una visione che ha permesso di ottenere un signor Cabernet Franc, in grado di rivaleggiare con i migliori. Le verticali a cui ho avuto la fortuna di partecipare mi hanno confermato anche la sua notevole longevità, è uno di quei vini che nascono grandi e con gli anni diventano grandissimi.
Mi spiace quasi assaggiarlo ora, che pure è un gran bere, con le sue note di mora, prugna e ribes nero, slanci pepati, erbe mediterranee, ginepro, il vegetale maturo appena percettibile. Bocca fresca, molto equilibrata, con un tannino fine e dolce, a centro bocca percepisci la consistenza senza alcuna pesantezza, finale lungo e voluttuoso, testimonianza di un grande vino da un’uva che, forse anche grazie ai cambiamenti climatici, sta diventando sempre più protagonista e non più subalterna del cabernet sauvignon.

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