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Nebbiolo d’Alba Roccheri 2018

Nebbiolo d’Alba Roccheri 2018 Marchesi di BaroloDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione:
02/2022


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: MARCHESI DI BAROLO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enotecada 15 a 25 euro


Personalmente amo sempre più “perdermi” all’interno di grandi denominazioni piemontesi, non soltanto per conservare quell’istinto sensoriale che permette di cogliere le mille sfumature che gravitano attorno ad un vino – nel bene e nel male – ma soprattutto perché considero, in special modo questa Doc, un’ottima occasione per apprezzare le peculiarità di Langhe e Roero spendendo il giusto o talvolta addirittura poco.
E’ corretto ricordare che il vino è una bevanda che si consuma soprattutto durante i pasti: meglio un paio di bicchieri al giorno che tre bottiglie in tre giorni, ergo non sempre è possibile acquistare etichette che superano certe cifre. Ho già parlato più volte dell’impegno della famiglia Abbona e della storia di uno dei brand vitivinicoli italiani più famosi al mondo, Marchesi di Barolo, la cui sede è nel suddetto comune presso il palazzo prospiciente il Castello dei Marchesi Falletti.
Oltre 200 anni di storia e un amore viscerale per il nebbiolo e i vitigni autoctoni piemontesi. Il Roccheri 2018, annata indubbiamente irregolare tuttavia priva di fenomeni significativi in grado di compromettere il millesimo – dunque una buona annata – deriva da vigneti ubicati in diversi comuni che posseggono una matrice del terreno disomogenea. Le colline calcaree e argillose di medio impasto sono capaci di estrarre svariati oligoelementi che arricchiscono la struttura del vino, i terreni ricchi di sabbie quarzose e limo prelevano profumi fragranti e fruttati che implementano l’eleganza del quadro olfattivo; il risultato di tutto ciò, unito all’esperienza importante della Cantina, è il segreto della costanza qualitativa di Marchesi di Barolo. Mi sento di affermare tutto ciò con certezza proprio perché degusto, ormai da oltre 10 anni, quest’etichetta della gamma e non solo con regolarità.
Le viti vengono allevate a controspalliera col sistema Guyot, i filari spesso sono ubicati su colline ripide caratterizzate da sentieri scoscesi. Fermentazione con macerazione sulle bucce a temperatura controllata in vasche termo condizionate, periodici rimontaggi soffici; affinamento inziale in tini di cemento vetrificato, successivamente il vino passa in botti di varie capacità, prima piccole in rovere poi grandi.
Approccio piuttosto immediato sin dal colore, un bel rubino con evidenti sfumature granata che via via prenderanno sempre più piede, medio estratto. Il naso mostra ancora una certa presenza di sensazioni odorose che rimandano a legni ben fusi e un ricordo di vaniglia Bourbon; tuttavia, con lenta ossigenazione, i frutti rossi prendono il sopravvento, dunque ribes, amarena, scorza di arancia sanguinella e noce moscata frammista a grafite. In chiusura anice stellato e un non so che di “piccante” dato da incursioni d’erbe officinali da grande amaro.
Sorso fresco, succoso, dinamico, già piuttosto pronto per via di un tannino dolce e coeso; tutto ciò non preclude in nessun modo la capacità d’affinamento perché la buona struttura e la scia sapida mi convincono appieno. Un vino che possiede tutte le caratteristiche del grande nebbiolo di Langa.
L’abbinamento con un risotto ai funghi porcini secchi, mantecato con burro al tartufo nero è un assist meraviglioso. Quattro chiocciole abbondanti.

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