Nebbiolo d’Alba Crussi 2007

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 15 %
Produttore: CA’ RICHETA – Azienda Agricola di Orlando Enrico
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


“Quando mi fermo a guardare le viti, magari dopo una lunga giornata passata a lavorare in vigna, mi scopro stanco e felice. Felice di poter continuare il lavoro iniziato con tanta fatica prima di me da mio nonno Pinutin ed a ritroso dalla mia bisnonna Valentina e prima ancora da Richeta. Orgoglioso di veder crescere sotto i miei occhi gemme, foglie, grappoli che poi danno vita al mio vino, così voluto, immaginato e prodotto perché trasmetta ai miei amici un po’ di me, della mia storia e della mia terra di Langa.”. Non faccio alcuna fatica a credere alle parole di Enrico Orlando, forse perché io stesso, quando cammino fra i filari di vite, siano questi sui pendii terrazzati della Valtellina o sui bricchi di Langa, o ancora ad altitudini estreme come in certe zone dell’Etna, provo sempre delle emozioni indescrivibili, ed io sono solo un osservatore, non ho mai contribuito alla nascita di una sola gemma ma solo osservato, annotato, raccontato. E non mi stupisce che Enrico abbia dato a questo suo nuovo vino l’appellativo “Crussi”, ovvero “preoccupazione”, ogni cambiamento o evoluzione porta nuovi interrogativi, incertezze ma testimonia anche la voglia di sperimentarsi e di approfondire le conoscenze del proprio territorio, tenendosi ben ancorati alla storia tramandata, fondamentale per qualsiasi passo in avanti. Questo Nebbiolo d’Alba proviene da vigneti collocati a Diano d’Alba, comune altamente vocato per la produzione vitivinicola; le uve vengono raccolte, secondo l’andamento vendemmiale, tra fine ottobre e inizio novembre, la fermentazione in tini di cemento a contatto con le bucce dura circa un mese, per poi passare alla malolattica e ad un periodo di maturazione di circa 2 anni in botti di rovere di Allier di 3° e 4° passaggio, proprio per evitare che trasferiscano al vino inutili “aggiunte” aromatiche derivate dal legno. Infine un affinamento di 6 mesi in bottiglia per consentire una buona fusione di tutte le sue componenti. Eccolo nel calice, rubino vivace con venature granate e una concentrazione che non impedisce minimamente alla luce di attraversarlo, donandogli una particolare luminosità. Il profumo è davvero intenso, si percepisce benissimo da lontano e senza alcuna “movimentazione” del liquido. Però questo è un nebbiolo e, lo sappiamo bene, il respiro per lui è fondamentale affinché ci mostri tutte le sue caratteristiche più recondite, un incedere lento e progressivo che non può non ricordare la sensualità di una donna che gioca a mostrare e celare la sua avvenente bellezza. Bellezza che qui non manca di offrirsi attraverso un bouquet intenso e stimolante, dove la componente floreale ha una parte apparentemente marginale, la rosa carnosa e scura, la viola, il petalo vellutato sono una macchia delicata che si fa notare solo in controluce, perché è il frutto copioso a tenere banco, intriso di sfumature speziate, è la ciliegia matura e parzialmente sotto spirito a dominare, seguita da richiami all’amarena e al lampone, soprattutto al primo impatto, poi non possono non farsi notare la liquirizia, il tabacco, una leggerissima sensazione di china e rabarbaro, poi quella tipica nota di catrame, asfalto, che preannuncia un futuro goudron, frutto della sua naturale evoluzione. E’ bello tornare dopo un po’ è accorgersi che i fiori sono ancora lì, che c’è una cremosità che avvolge il frutto, che c’è carne e terra, humus e un inaspettato accenno al rosolio, frutto certamente di un gioco odoroso di cui il nebbiolo è indiscusso maestro. In bocca rivela un tessuto ricco e quasi baroleggiante, austero nel suo incedere, tannino importante e fine, non aggredisce che lo stretto necessario, l’alcol è potente ma dolce, del resto la 2007 è stata un’annata piuttosto calda, ma la sensazione calorica è contenuta dal ritorno fruttato che gli dona già ora un buon equilibrio. Il finale ci riporta alla liquirizia e a quelle premesse terziarie che testimoniano la sua predisposizione all’invecchiamento.

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