Moscato di Scanzo 2007

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2011
hr/< Tipologia: DOCG rosso dolce Vitigni: moscato di scanzo Titolo alcolometrico: 15,5 % Produttore: LA CORONA – Azienda Agricola di Russo Paolo
Bottiglia: 500 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


D’accordo, lo confesso, il Moscato di Scanzo è uno dei vini che conosco meno, non per preconcetto o per ignoranza, ma semplicemente perché non sono mai stato in quel piccolo angolo prealpino che ricade nel comune di Scanzorosciate, all’imbocco della Valcalepio, e non ho incontrato molte occasioni “fuori porta” per degustarne qualche bottiglia. E’ la più piccola Docg d’Italia, ottenuta nel 2009, e questo può già farci capire quanto sia poco probabile trovare questo vino rosso passito nelle altre regioni italiane. Nella mia esperienza personale ricordo quello superbo prodotto da La Brugherata, poi quello di Tallarini e Fejoia, dopodiché il vuoto assoluto. Esistono invece ben 39 produttori di questo particolarissimo vino, proveniente da un vitigno insediato in quel comune da tempi assai remoti, grazie molto probabilmente al contributo di coloni romani. La superficie a vigneto è di poco più di 30 ettari, con una produzione vinicola totale appena superiore alle 60.000 bottiglie annue. Quest’anno sono esattamente trent’anni da quando il moscato di scanzo è stato iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di vite, ennesima conferma di una tradizione consolidata. Sono quindi ben contento di poter degustare questo 2007 dell’azienda La Corona di Paolo Russo. Inutile dire che per ottenere questo vino l’uva è stata raccolta a mano selezionando solo i grappoli migliori, ripuliti dagli eventuali acini lacerati; l’appassimento, effettuato in ambiente aerato, dura tra i 21 e 40 giorni, in base all’andamento climatico. Successivamente si passa alla diraspatura e pigiatura, si avvia la fermentazione che dura alcuni mesi, poi affinamento di 18 mesi in botte; ci vogliono altri due anni di bottiglia prima che il vino venga messo in commercio. Ha un colore rubino-violaceo intenso e impenetrabile, il profumo è quasi travolgente, non è necessario avvicinare il calice, si rimane subito coinvolti da una rosa carnosa e persistente, alternata alla viola a cui fa seguito una miscellanea di frutta in composta, amarene, visciole, ciliegie nere, ma senza eccessi dolciastri, fra l’altro non faticano a farsi strada sentori più particolari di erbe aromatiche, incenso e pietra focaia, con un finale leggero di sottobosco. L’assaggio è ricco di corpo, pieno e avvolgente ma con un’acidità ben delineata e vigorosa che cancella qualsiasi rischio di stucchevolezza, l’effetto è evidente nella croccantezza del frutto, che richiama più la visciola e la marasca, rispetto alla mora o alla ciliegia. Il finale è prolungato, caldo, pulito, decisamente piacevole.

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