Morinaccio sui Lieviti

Morinaccio sui lieviti Cascina GaritinaDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2020


Tipologia: Vino Rosso
Vitigni: 98% barbera, 2% freisa
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CASCINA GARITINA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,5 a 10 euro


Ecco uno di quei casi in cui DEVI conoscere il produttore, sì perché un vino come questo racconta talmente tanto di Gianluca Morino che se non lo hai conosciuto perdi i cosiddetti fondamentali. Non perché il vino non sia comprensibile, tutt’altro, ma perché c’è una voglia di giocare, un’ironia, un’allegrezza che ritrovi proprio nel carattere di questo omone di 2 metri.
Viene da Castel Boglione, poche centinaia di abitanti, ama la barbera in tutte le sue possibili espressioni, crede fortemente nel territorio del Nizza Docg, sa che qui si possono fare vini speciali, straordinari, la sua espressione mette in luce un sincero entusiasmo per il suo mestiere, e non è che non ci siano gatte da pelare o momenti in cui sale la tensione, magari quando hai a che fare con la burocrazia, ma Gianluca non lo fermi, va dritto per la sua strada.
I suoi vini sono importanti, intensi, ricchi, ma il Morinaccio è un caso a parte, è un ritorno alle origini, quando la barbera che si beveva a tavola era vinosa, acida, a volte frizzante, non filtrata, fatta per essere bevuta con spensieratezza, davanti a piatti saporiti, magari anche grassi, tanto “quella ti pulisce tutto, meglio di un bianco”; erano tempi in cui il lavoro era davvero fatica, sudore, un vino così ti ritemprava e alleviava la stanchezza.
Il Morinaccio è un rifermentato in bottiglia, dopo la prima fermentazione si lascia un po’ di zucchero residuo, in più Gianluca aggiunge al momento dell’imbottigliamento una piccolissima quota di freisa dolce, come tramandato dal nonno.
Il risultato è un vino che ti trascina, non è di quelli che ti metti lì a degustare per scandagliarne i profumi, sarebbe riduttivo, anzi, del tutto sbagliato, quel “accio” spiega bene tutto, bisogna berlo e basta, magari freddo, molto freddo, a 6 gradi, ma se mentre mangi sale di temperatura non succede nulla di grave, il vino si adegua ed entra in una fase espressiva diversa, puoi salire fino a 14 e continuare a goderne al massimo.
Le giornate calde sono perfette per lui, sa come rinfrescarti, con quella bella spuma iniziale e un profumo di frutta incredibile, che ritrovi perfettamente al gusto, senti la polpa ma anche le note prodotte dalla breve macerazione con le bucce, il sorso è irrefrenabile, ti porta la risata “de pansa”, quella che ti rimette al mondo e cancella in un istante tutte le nebbie e le tristezze accumulate, si gode e basta, il resto non conta nulla.

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