Monferrato Bianco Solis Vis 2020

Monferrato Bianco Solis Vis 2020 Tenuta MontemagnoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 07/2021


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: timorasso
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: TENUTA MONTEMAGNO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Una scommessa in tutto e per tutto quella di Tenuta Montemagno: puntare sulla cultivar per eccellenza delle colline tortonesi, sua maestà timorasso, a mio avviso tra i cinque vitigni a bacca bianca più interessanti e longevi dello stivale. La Cantina, dopo varie sperimentazioni condotte dall’enologo Gianfranco Cordero, è riuscita ad acquisire la giusta consapevolezza: le terre astigiane, caratterizzate da buone escursioni termiche e terreni argillosi, calcarei, marnosi con buona percentuale di limo e ph alcalino con forte ritenzione idrica, rappresentano una culla ideale per questo nobile vitigno piemontese.
Per far sì che tutto ciò emerga durante la degustazione del vino l’azienda sceglie una vinificazione piuttosto classica: in bianco, pressatura soffice delle uve, successiva fermentazione in inox dove il vino matura sui lieviti per qualche mese, e alcuni mesi in bottiglia pria della messa in vendita. Anche il Solis Vis 2020 è in linea col progetto aziendale denominato “Oltre il Bio”, ne parlo qui, la scheda aziendale mostra valori in cui la presenza di anidride solforosa totale nel vino è pari a 82 mg/l. Paglierino algido, stampo nordico, riflessi che richiamano le vivaci tonalità dell’erba verde; mostra buon estratto, lacrime che precipitano lentamente.
Al naso è un tripudio di frutta croccante a polpa bianca: melone d’inverno, ribes, pesca, pennellate floreali di tiglio e ginestra; con lieve aumento di temperatura (consiglio di partire da 10° per poi arrivare ad un massimo di 14°) squaderna ricordi legati al terreno che vanno dal calcare alla pietra focaia, lieve smalto e un ricordo di pepe bianco, timo limone a chiudere; gran bella evoluzione a distanza di 24 ore, opportunamente tappato s’intende.
In bocca mostra l’inevitabile gioventù, la sinergia tra parti sapide e acide è ancora lievemente disequilibrata, le prime risultano predominanti, il vino deve ancora stemperare la grande potenza del terreno di cui è figlio, diluirsi naturalmente grazie all’affinamento in cantina; tuttavia il finale è freschissimo, pulito, l’alcol non s’avverte minimamente.
Consiglio in abbinamento un piatto di mezze maniche aglio, olio e peperoncino, con gamberoni spadellati e gocce di burrata a guarnire il piatto. 4 chiocciole piene e un potenziale a mio avviso che potrà raggiungere la quinta, lo riassaggerò non prima di tre anni, poco ma sicuro.

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