Metodo Classico Brut PeterLuis 2018
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 02/2022
Tipologia: Vino Spumante Brut
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: SOCCI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro
Pierluigi e Marika Socci, rispettivamente babbo e figlia, hanno ispirato senza ombra di dubbio il testo della celebre canzone “La coppia più bella del mondo” di Adriano Celentano. Al giorno d’oggi è molto più facile interagire con vignaioli di tutto il Bel Paese; la visita in Cantina resta la cosa più completa in assoluto s’intende, calpestare con i propri piedi le terre dove vengono allevate con amore le uve è un’esperienza impagabile, tuttavia uno degli aspetti positivi dei social network è che i produttori di vino possono mostrare, a cadenza quasi giornaliera, il loro operato, la sinergia di tutti quegli elementi che fanno la differenza in un buon bicchiere di vino.
Marika è solare, vivace, con il suo sorriso irradia tutto il comune di Castelplanio (AN); ci troviamo nelle Marche all’interno dell’area classica del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Pierluigi ha uno sguardo fiero, pacato, un atteggiamento posato, tuttavia cede sovente alle simpatiche “provocazioni” della figlia. Seguire le foto che postano regolarmente sulle pagine social dell’Azienda è uno spasso, aiuta a comprendere la stessa armonia che traspare nei loro vini, come ad esempio il Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Bianca 2018 che ho raccontato qui.
La passione viscerale per l’uva autoctona a bacca bianca più nota dell’intera regione ha portato inevitabilmente i nostri protagonisti a sperimentare in campo enologico, pur conservando un attaccamento alle tradizioni del luogo lodevole. Quella del metodo classico è la classica sfida/sogno nel cassetto che pian piano è divenuta realtà, grazie alla collaborazione con l’enologo Sergio Paolucci. Il PeterLuis è prodotto con uve 100% verdicchio allevate a guyot tra i suoli argillosi e calcarei di Castelplanio (AN); i vigneti sono stati impiantati nel 1973, godono di un’esposizione sud – sud/ovest, ci troviamo sulla riva sinistra dell’Esino a circa 350 metri sul livello del mare. Vendemmia a fine agosto, raccolta manuale, la resa si attesta attorno ai 90 quintali per ettaro.
Il vino è figlio della vendemmia 2018, piuttosto irregolare tutto sommato è stata una buona annata. Affina 18 mesi sui lieviti, viene prodotto in 1500 bottiglie. Ciò che apprezzo maggiormente riguardo quest’etichetta è la capacità di tradurre in maniera esemplare il DNA del verdicchio, e tutto ciò nonostante la categoria di vino non facile da realizzare.
Tinge il calice attraverso una trama paglierino vivace resa ancor più brillante da riflessi oro antico; cordoncini regolari e bollicine fini, e copiose, caratterizzano il perlage. Un naso bilanciato egregiamente tra toni floreali ed erbacei che richiamano fortemente il noto vitigno marchigiano: fieno secco, piccoli fiori dal tono leggermente appassito, timo limone e alloro; il frutto è nitido, croccante, ananas, susina gialla, melone gialletto e un richiamo continuo al bagnasciuga, alla roccia bagnata dal mare. Gran bella evoluzione a distanza di una decina di minuti dove le note di frolla e crema di limone completano il quadro olfattivo.
In bocca vi è buona sinergia tra parti sapide e acide, attenuate da una cremosità che rende il sorso particolarmente equilibrato, privo di alcol percepito; tuttavia è l’allungo finale, in termini di profondità, a mostrare tutto il potenziale di un territorio altamente vocato. Non teme il moderato affinamento in cantina, sarò ben lieto di riassaggiarlo tra un paio d’anni. Perfetto in abbinamento a un piatto di strozzapreti allo scoglio.
Quattro chiocciole abbondanti.