Malvasia Nera Camboi 2018

Malvasia Nera Camboi 2018 Castello di MeletoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2021


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: malvasia nera
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: CASTELLO DI MELETO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Castello di Meleto Camboi, Poggiarso e Casi: una cena per farli conoscere. No, non è la parodia del noto film diretto da Pupi Avati. Tuttavia a Meleto il cinema è di casa: il noto Castello, icona dell’azienda, nel 1992 ha ospitato il set del film di Carlo Verdone “Al lupo al lupo”. Questo ed altri curiosi aneddoti sono emersi durante il webinar organizzato dalla nota Cantina sita in Gaiole in Chianti (SI), con la collaborazione di Gheusis Srl, tenutasi lo scorso 2 aprile.
L’evento, dedicato alla stampa di settore mi ha visto coinvolto. Chi segue i miei articoli da un po’ di tempo ricorderà che a Meleto ho dedicato lo scorso giugno un’ampia retrospettiva che raccontava per filo e per segno tutti i temi trattati durante l’incontro online, ne consiglio caldamente la rilettura, aiuterà a comprendere a 360° lo spirito aziendale, gli obbiettivi presenti e futuri della Cantina e le caratteristiche dei tre vini proposti. Durante il seminario è stata presentata l’annata 2017 e 2018 relativa ai tre cru aziendali: due a base 100% sangiovese, ovvero Chianti Classico Gran Selezione Poggiarso e Casi, e una malvasia nera in purezza, il Toscana Igt Camboi. Detto questo: “Suvvia!”, come direbbero in quel di Gaiole, facciamo parlare i vini cominciando proprio da quest’ultimo, protagonista del mio articolo.
Camboi, tradotto “campo dei buoi” è il nome del vigneto, circa un ettaro e mezzo, sito in località San Piero in Avenano, in Gaiole in Chianti. È la zona confinante con la Pieve di Spaltenna, storico edificio romanico. Dal Medioevo e fino ai primi anni Sessanta quest’area veniva utilizzata per l’allevamento dei suddetti bovini. Successivamente, negli anni Settanta, sono stati impiantati vigneti con prevalenza di malvasia nera del Chianti, protagonista di quest’etichetta prodotta in soli 3.000 esemplari. Un’area aperta e ventilata, aspetto molto importante soprattutto durante il periodo estivo: le uve crescono sane, poiché la frescura non manca mai, anche nelle annate più calde.
Il terreno è ricco di scheletro con forte presenza di argilla e limo, le viti hanno oltre 30-40 anni, vengono allevate a cordone speronato, con un sistema di allevamento di 3-4 speroni per pianta, ad una altitudine di 350 metri sul livello del mare. La storia di quest’etichetta è molto curiosa: inizialmente l’azienda utilizza la suddetta cultivar nel classico taglio del Chianti, tuttavia man mano che passano gli anni lo staff enotecnico si convince delle potenzialità di questo vitigno allevato a Camboi.
Assaggiando i vini provenienti da diverse masse vinificate separatamente, ci si accorge che la malvasia nera ha una spinta inaspettata, invecchia bene, in poche parole è molto buona: sarà il caso di farne un vero e proprio cru? Ebbene sì, nel 2014 la prima etichetta, dal 2021 arriverà la certificazione biologica. La 2018 è stata un’annata che ha registrato non pochi problemi, Meleto ha impiegato tutta l’esperienza possibile, alla vigna è stata dedicata la massima cura e una selezione molto impegnativa, in cantina sono arrivati solo 25 hl di vino. Vendemmia manuale, diraspatura e pigiatura soffice e avvio della fermentazione spontanea dopo breve macerazione a freddo. Operazioni di vinificazione non invasive durante tutto il periodo di macerazione sulle bucce della durata di 20 giorni. Dopo la svinatura, travaso in botte grande di Slavonia per la maturazione e l’affinamento di circa 12-14 mesi.
Veste rubino, carico, intenso e profondo, riflessi violacei a bordo bicchiere, media consistenza. Intenso il respiro caratterizzato da piccoli frutti rossi: fragolina di bosco, lampone, susina, che anticipano pepe rosa, cannella e noce moscata, cui fa seguito un intenso ricordo di grafite, incenso e geranio selvatico.
Il vino in bocca è avvolgente, sinuoso, caratterizzato tutta via da una freschezza inaspettata e un tannino che non passa di certo inosservato, lunga scia sapida in chiusura che ne allunga il finale. Perfetto in abbinamento un piatto di pici con ragù di cinghiale.

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