Lugana 2021
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2023
Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: turbiana
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: SANTA SOFIA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro
Dopo la prima serata dedicata al Lugana tenutasi presso Identità Golose Milano (ne ho scritto qui) e organizzata dal Consorzio omonimo capitanato dal Presidente Fabio Zenato, mi accingo a descrivere un’altra etichetta degustata durante il secondo appuntamento del 25 ottobre scorso. Per l’occasione Roberto di Pinto chef partenopeo del Ristorante Sine di Milano, ha organizzato un menù ad hoc che ha saputo valorizzare notevolmente le peculiarità del Lugana e la sua estrema versatilità. La prima delle quattro etichette proposte dal Consorzio, nato nel 1990, appartiene alla Cantina Santa Sofia, ubicata in Fraz. Di Pedemonte di Valpolicella a San Pietro in Cariano (VR).
La storia inizia “qualche” anno fa, nel 1811, oltre due secoli di passione per il territorio vitivinicolo della Valpolicella che attualmente rimane il cuore pulsante dell’Azienda. Bisogna fare un grosso salto in avanti e arrivare fino al 1967, epoca in cui Giancarlo Begnoni, enologo formatosi alla scuola di enologia di Conegliano Veneto (TV), rileva l’azienda Santa Sofia. Quest’ultimo è riuscito ad ampliare, e migliorare, la qualità media dei vini prodotti attraverso svariati elementi di innovazione, senza snaturare in nessun modo le tradizioni del luogo, la vocazione vitivinicola di queste colline baciate dal sole e influenzate dalle correnti e dal microclima del Lago di Garda. Il Lugana 2021, 100% turbiana, deriva da vigneti con terreni argillosi prevalentemente di natura calcarea post-glaciale, resa pari a 70 hl/ha. Fermentazione ed affinamento svolti interamente in acciaio, riposa 3 mesi in bottiglia prima della messa in vendita.
Paglierino chiaro, limpido, riflessi beige-verdi, media consistenza. Naso inteso e al contempo garbato, non ostenta la classica esuberanza che satura ben presto i recettori olfattivi, tutt’altro è un vino che va conquistato. Toni dolci-croccanti di pesca bianca, melone d’inverno, litchi, biancospino, maggiorana e una traccia nitida di calcare.
In bocca vi è tensione acida, succo, struttura ben proporzionata alla persistenza del sorso, da segnalare la vena sapida incessante e ben integrata all’alcol che non appare per nulla protagonista; è un vino che si beve in maniera spensierata tuttavia privo di elementi che riconducono alla banalità. Particolarmente “pericoloso” a tavola, la bottiglia finisce in men che non si dica, soprattutto in abbinamento ad un crudo di pesce di lago marinato con scorza e succo di agrumi emulsionati con olio Garda DOP. Quattro chiocciole abbondanti.