Langhe Nebbiolo 2005

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 12/2010


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: RINALDI – Giuseppe Rinaldi
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Se c’è qualcosa che non lascia dubbi quando si mette il naso nei vini di Beppe Rinaldi è la loro micidiale purezza, un’anima consapevole eppure ingenua, nuda e viscerale. Non ci sono sovrastrutture, non ci sono maschere, sono dei libri aperti che raccontano la vita contadina, quella che Beppe svolge da sempre e che da un po’ di tempo coinvolge anche la figlia Marta. Lui è lì con quello sguardo circospetto, non cercate di studiarlo è lui che studia voi e vi decodifica in pochi momenti, se gli andate a genio sarà capace di raccontarvi storie incredibili di vita quotidiana nella terra del Barolo. Beppe è imprevedibile, non vi aspettate che vi porti in cantina e vi proponga i suoi vini, macché, se non insistete voi, dovrete assaggiare quelli degli altri produttori, di cui dispone sempre qualche bottiglia. Perché? Molto semplice, dei propri vini non saprebbe che dire, anzi, non gli va proprio di stare lì a perdere tempo a discuterne, molto più divertente confrontarsi sui vini dei suoi amici che lo hanno colpito. E va bene così, in fondo quando si sta con Beppe si sta con Beppe, non ci si annoia di certo, per i suoi vini c’è sempre tempo, magari te ne ritrovi uno in casa ed hai un ottimo pretesto per lasciare che ti trasporti in Langa, magari passi prima a salutare Maria Teresa Mascarello, che fa un Barolo Chinato sempre più buono e non disdegna mai di offrirtelo. Apro questo Langhe Nebbiolo 2005 di “Citrico” Rinaldi e sono sereno, al contempo emozionato perché so che non è necessario un suo Barolo per sentire i miei sensi compiaciuti. Lo verso nel calice e lo guardo, aspetto, non ho nessuna fretta, ne sarebbe comunque nemica. Ha il colore del tabacco con sfumature rubine, lo porto al naso e mi arriva una viola precisa, affiancata da solanum e glicine, persino da una punta di lavanda; resisto a portarlo alla bocca e “ascolto” ancora, una bella ciliegia matura, liquirizia e una speziatura leggera ma affascinante, balsamico. Assaggio e…non sputo, non ci penso proprio! E’ pura goduria, ha la tensione del 2005, il tannino tutt’altro che dimesso, una sapidità meravigliosa, un succo quasi travolgente, si concede e non si concede, è morbido ma è teso, si dona ed è reticente, come in un continuo conflitto, ma non è affatto spiacevole, anzi, ti conquista la sua indomabilità, come un cavallo di razza, perché quella tensione non è durezza ma slancio, impeto, voglia di vivere. Non sono chiacchiere, il vino è vivo, meravigliosamente, non puoi atteggiarti a superiore, il distacco è idiota, vai e vivitelo, fino in fondo, sorseggialo e chiudi gli occhi, goditelo, non pensare, spegni anche la luce, non serve…a volte restare soli con un vino che ami può farti toccare il cielo…ma è meglio non raccontarlo.

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