Kaplja Bianco 2005

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2011


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: chardonnay 40%, friulano 30%, malvasia istriana 30%
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: DAMIJAN PODVERSIC
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Il 2010 se n’è andato. Anche se l’età avanza debbo dire che non ne sentirò la mancanza, sebbene il nuovo anno non sembra avere minimamente raccolto le idee e gli obiettivi per uscire da una crisi che ha profondamente segnato la vita di milioni di italiani e non solo. Ma in qualche modo bisogna pure trovare la spinta ad andare avanti, è necessario caricarsi di rinnovata energia e positività. Per quanto mi riguarda l’anno si è chiuso nel segno della spensieratezza ed allegria, la giusta compagnia, il buon cibo ed il buon vino sono argomenti decisivi per passare una buona serata, e per fortuna c’erano tutti. Entrati nel nuovo decennio, si torna a casa dopo la baldoria, ma c’è ancora voglia di divertirsi e di star bene, così durante il viaggio di ritorno da Modena, io e mia moglie abbiamo deciso di fermarci ad Orvieto, straordinaria cittadina, viva e dinamica in qualunque stagione, ricca di arte e monumenti, con quel capolavoro d’arte gotica su base romanica che è il Duomo, senza dubbio una delle più straodinarie cattedrali d’Italia. Dato che erano le 12.30, e provenivamo da una colazione leggerissima, siamo andati senza esitazione a pranzo da “I Sette Consoli” a Piazza S.Angelo, uno dei nostri punti di riferimento. Annarita Simoncini è una chef di valore, capace di proporre piatti di grande equilibrio, mai caricati o pretestuosi. Questa volta mi sono buttato sul “trancio morbido di baccalà in guazzetto di lenticchie e finocchiata di Montefioralle”, a cui hanno fatto seguito le “pappardelle al ragù di agnello, crema di cipolle arrostite e origano fresco”. Il vino scelto si sposava perfettamente con tutti e due i piatti nonostante i diversi ingredienti e sapori, il Kaplja 2005 di Damijan Podversic, ottenuto da chardonnay, friulano e malvasia istriana, vinificato a contatto con le bucce e maturato in botti di rovere da 20 e 30 ettolitri, senza alcuna filtratura prima dell’imbottigliamento. Damijan fa parte di quel gruppo di produttori friulani che seguono principi il più possibile naturali e non invasivi, come Gravner, Radikon o Princic, con le dovute differenze nelle metodologie di lavoro. Il Kaplja rivela subito la sua impostazione una volta versato nel calice: un colore oro antico e luminoso che non lascia dubbi sul metodo di vinificazione. Le uve arrivano in cantina solo dopo aver subito una maturazione tardiva e una vendemmia manuale rigorosa. Il prolungato contatto con le bucce in fase di fermentazione (fino a tre mesi) gli dona un colore più carico e profumi di grande complessità, ai quali contribuisce la lunga maturazione in botti grandi di rovere (circa 2 anni). Si resta immediatamente colpiti dalla forte mineralità, da toni che ricordano addirittura gli idrocarburi, basta poco perché il vino si apra a mille sensazioni che spaziano dai tocchi floreali di glicine, mimosa e biancospino al fruttato maturo di pesca e albicocca, pennellate agrumate di cedro quasi candito, sfumature di grano, miele. L’impatto al gusto è piacevolissimo, profondo, notevole la sensazione di freschezza naturale, senza spigoli o amaritudini, efficace a dare sostegno alla polpa e alla fitta balsamicità. Lungo, persistente, anche sapido, davvero stimolante e pericolosamente facile da bere, soprattutto con i gustosi piatti che ho ordinato! Per fortuna, una volta usciti, quattro passi e una temperatura rigida ma non estrema, sono serviti a garantire una guida sicura fino a casa. E nessuna pesantezza, tutto magnificamente digerito, nonostante le pantagrueliche libagioni dei giorni precedenti.

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