Ilmerlot 2003

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 09/2009


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: merlot
Titolo alcolometrico: 13,5 %
Produttore: CA’ DEL BOSCO – Azienda Agricola Ca’ del Bosco
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Parliamo di merlot, un’uva che da noi è stata aggiunta, spudoratamente o meno, in molti vini anche importanti, per le sue caratteristiche di colore e morbidezza, di fruttosità rotonda e piacevole, per la sua capacità di “smussare gli spigoli”, ma spesso allevata in luoghi assolutamente inappropriati, in zone dove non matura a dovere e restituisce note fortemente vegetali. Così, nell’immaginario collettivo (più degli addetti ai lavori, in verità) il merlot è una varietà tutto sommato banale, piuttosto riconoscibile e senza particolare eleganza, ben lontana dalle nostre grandi uve rosse nazionali! Fatta eccezione, ovviamente, per alcuni pregevoli esempi che rappresentano il rovescio della medaglia, la dimostrazione che il problema non è l’uva ma dove la si mette, in quale terreno, con quale microclima e come la si lavora in vigna e cantina. Certo, rimane un vitigno dalle caratteristiche meno complesse di un nebbiolo, di un sangiovese o di un aglianico, ma ha dalla sua che può offrire tannini setosi e una pienezza al palato che, almeno in una parte dei comuni mortali, può suscitare sensazioni decisamente gradevoli. In Franciacorta il merlot è previsto nella Doc Curtefranca (ex Terre di Franciacorta) nella misura minima del 25%, ma con un limite imposto dalla presenza dei cabernet e del carmenère che non va oltre il 70%. Questo spiega perché il Merlot di Ca’ del Bosco esce come Igt Sebino, dove è invece previsto per almeno l’85%, ma mister Zanella ha optato per una percentuale a due zeri, senza compromessi. Il vino è nato per le grandi occasioni, o meglio, per quelle annate che se lo meritano, perché se il merlot, ottenuto da una selezione delle migliori uve prelevate da tre diverse vigne, non è all’altezza della fama aziendale, non esce, non ci sono santi! Non a caso se ne è vista l’apparizione tre sole volte, con i millesimi 1990, 2001 e ora 2003. Certo, qualcuno si domanderà: “Possibile che dal 1990 al 2001 non c’è stata una sola annata che lo meritasse? E come mai, invece, è stato prodotto nel 2003, divenuto famoso per l’enorme e prolungata ondata di caldo che ha travolto l’intero Stivale?”. Già, ma chi più dell’enologo Stefano Capelli, che da molti anni guida uno staff di prim’ordine nella cantina di Erbusco, è in grado di valutare quando le uve sono nelle condizioni migliori per offrire un vino all’altezza delle aspettative? Versato in un ampio calice, Ilmerlot 2003 appare di colore granato molto bello, con leggeri ricordi rubini e una giusta trasparenza, accostandolo al naso si percepisce appena la presenza del piccolo legno, ove sosta per una decina di mesi, mentre è dominante il profumo di frutta, matura ma non “cotta”, prugna, mora, cachi, ma c’è anche la rosa, carnosa e scura, leggera liquirizia, una speziatura fine tra il ginepro e il cardamomo, un tocco di tabacco. Al palato è generoso, pieno e avvolgente, con un’alcolicità appena fuori registro e un’acidità giusta e corroborante; il tannino è molto fine ma di carattere, nervoso e maschio, un ritorno di liquirizia e prugna chiude il lungo finale, non privo di una certa sapidità.

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