Il Pettirosso 1997

Degustatore: Franco Ziliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2006


Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: N/A
Produttore: AR.PE.PE. – Arturo Pelizzatti Perego
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Non datemi del fissato, per favore, se dopo aver parlato più volte, nel corso del 2005, degli ottimi, esemplari, paradigmatici vini targati Arpepe, il Valtellina Superiore Sassella Rocce Rosse 1996, il Rosso di Valtellina 2003, il Valtellina Superiore Grumello Rocca de Piro, l’Ultimi Raggi, volendo parlare ancora dei Nebbiolo di questa magnifica zona vinicola di montagna mi trovo ancora qui a segnalarvi – e consigliarvi caldamente – un vino dell’azienda creata da quel personaggio indimenticabile che è stato Arturo Pelizzatti Perego. Cosa volete farci, non è colpa mia se nel cor (e nel palato) proprio questi vini valtellinesi mi stanno e non altri che fanno invece sdilinquire le guide, incuranti del fatto che molti vini del loro privilegio potrebbero essere scambiati per vini provenienti da ben altre zone e non mostrano il carattere, l’unicità, quel nerbo che sarebbe lecito attendersi da vini che nascono da una viticoltura eroica e di testimonianza come quella della più settentrionale delle Valli lombarde. A me, simpatia (dichiarata) a parte, per questa famiglia, che dopo la scomparsa di Arturo,nel dicembre del 2004, si è presa il non indifferente impegno di andare avanti come nulla fosse successo, mantenendo lo stile e l’impostazione, tutta verità e rispetto della Chiavennasca e dei suoi terroir di montagna, voluta e difesa, non senza fatica, dal fondatore, questi vini scabri, essenziali, volutamente non ruffiani, autentici sino in fondo, piacciono profondamente e quindi poter parlarne è sempre un estremo piacere. Ci sarebbe molto da dire, spaziando dal viticolo all’enologico, all’aneddotico (la scelta del nome non è casuale, ma ha un preciso significato per la famiglia e per quegli amici che hanno voluto bene ad Arturo…), su questo vino, prodotto con uve provenienti dalla zona di Sondrio e di Montagna in Valtellina, quindi nell’area della sottozona Grumello, che Giovanna, Isabella ed Emanuele Pelizzatti Perego hanno scelto di presentare sotto l’egida dell’Igt Terrazze Retiche di Sondrio. Basterà dire che il vino che è prodotto con il consueto, collaudatissimo, benedetto metodo tradizionale, che prevede una lunga macerazione sulle vinacce e un affinamento in grandi botti di rovere (da 50 ettolitri) e non in barrique (deo gratias!), seguito da almeno sei mesi di riposo in bottiglia prima della commercializzazione. Il risultato, basta stappare e lasciare per qualche tempo aprirsi e respirare il vino, senza doverlo necessariamente decantare (nessun deposito e una perfetta limpidezza), è la consueta magia, l’incanto, che si sprigiona dai vini di questa azienda che non ha mai voluto épater les dégustateurs, ma ha sempre cercato di produrre vini a misura di consumatore e di appassionato competente. Ovvero di persona che quando stappa una bottiglia non è per indulgere ai riti vagamente oziosi della spaccatura del capello in tre, della ricerca di chissà quali monumentalità, preziosità ed effetti speciali, ma per bere con piacere, per gustare un prodotto che faccia capire da dove viene, che restituisca l’incanto ed il fascino di un territorio unico com’è la Valtellina. Anche quella, modernizzata, e normalizzata, di oggi. Osservate con attenzione, senza stancarvi, il colore del vino, quel rubino granato brillante, lucente, assolutamente “nebbiolesco”, che è ben diverso, quanto diverso, dai colori fitti, concentrati, tra la melanzana ed il viola acceso, di molti vini attuali che portano in etichetta la dizione Valtellina. E lasciate emergere lentamente quel naso caldo, vivo, sapido, intensamente minerale e nervoso, quei profumi netti e freschissimi di lampone, di selvatico, di sottobosco, di ginepro, per cogliere l’eleganza assoluta, scabra e petrosa di un bouquet inimitabile e di uno stile aziendale. Il resto poi, sin dal primo sorso, è solo diretta conseguenza di questa purezza, la bocca calda, vellutata, piena, avvolgente, con un frutto maturo, ma sempre croccante e vibrante, la perfetta freschezza, il nerbo preciso ricco di sale, l’acidità bilanciata, la lunghezza e la persistenza e la capacità del vino di farsi bere, di mantenere la bocca sempre pulita, di trovare sempre un grande equilibrio tra tutte le componenti, di mantenere quell’essenzialità che lo rendono unico. Uno splendido vino, l’ultimo capolavoro di quel grande uomo e custode delle migliori tradizioni enologiche valtellinesi, Arturo, che non dimenticheremo.

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