Gransol Arte della Luce Bianco 2012

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2016


Tipologia: IGT Bianco
Vitigni: riesling italico ed altre uve locali
Titolo alcolometrico: 16 %
Produttore: RICCI CURBASTRO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: oltre i 50 euro


Mettetevi in testa subito che Sacrafamilia è qualcosa di unico e irripetibile, non solo per la profonda religiosità che coinvolge l’azienda in ogni suo aspetto, ma anche perché i vini esulano da qualsiasi contesto “tradizionale”, le virgolette sono dovute, poiché forse non ci sono vini più tradizionali di questi, ma è l’approccio verso di essi che può andare in seria crisi se non tiene conto della particolare condizione in cui sono stati forgiati. Da una parte, direi quella razionale, affiorano elementi che farebbero traballare molte sedie, basti pensare che per produrre il Gransol, ovvero un riesling italico con piccole quantità di altre uve locali, le rese in vigna sono state di soli 3 quintali per ettaro, che il vino è stato maturato esclusivamente in vasca di vetroresina e che la gradazione alcolica raggiunge la bellezza di 16 gradi. Un altro elemento che deve farci riflettere su questi vini è che Anna Mercandelli e Domenico Capeto lavorano le vigne con metodo davvero naturale, tanto da aver bandito persino l’uso dello zolfo, mettono in pratica l’agricoltura naturale di Shumei, che considera il terreno un elemento vitale in grado di offrire tutto quello che serve alle piante senza bisogno di aggiunte chimiche o biologiche. Certo, mi verrebbe da dire, i terreni non sono tutti uguali, è comunque necessario che quello scelto per la vigna abbia le caratteristiche e i nutrienti giusti per la vite, ma questo è ovvio, infatti qui il suolo è calcareo-argilloso, perfetto per la produzione di questo bianco. Il punto vero però è nella forte spiritualità che muove l’anima di Anna e Mimmo, fattore che incide in modo fondamentale su tutto il loro operato e, inevitabilmente, sui vini che ne scaturiscono; ma non è questo il contesto per entrare troppo nel merito, vi invito a leggere, se non lo avete già fatto, la bellissima intervista che Gabriella Grassullo ed Ezio Gallesi gli hanno dedicato per Lavinium, dal titolo “Sacrafamilia Gran Dama Arte Della Luce: quando le vigne offrono il volto alle luci della natura”. Veniamo al Gransol, il primo vino di cui intendo raccontarvi: intanto, una volta versato nel calice, viene automatico inserirlo nel novero degli “orange wines”, per il suo colore intenso e ambrato; il punto però è che, appena accostato al naso, esprime una purezza di frutto straordinaria, evidentemente il fatto che sia ispirato allo Spirito Santo ha la sua importanza. Io non sono religioso, ma credo fermamente nelle energie che muovono il Cosmo, energie di cui tutto il vivente fa parte, e qui di energia ce n’è parecchia, un’energia pura, cristallina, che trasmette forti emozioni e va oltre il concetto razionale di “degustazione”. Vi dico subito che non è vino da bere freddo, anzi, consiglierei di non andare sotto i 14°C, la materia di cui è fatto si eprime al massimo in condizioni equiparabili a quelle di un vino rosso giovane. Dopo quasi dieci minuti, durante i quali ho avvicinato ripetutamente il naso per coglierne l’inebriante profumo, decido di prenderne un sorso e trovo piena conferma di ciò che mi aspettavo: un vino di grande intensità, profondo e inevitabilmente calorico per via dell’alcol elevato, ma così ricco, sapido, persistente da mettere in seria discussione anche la nostra concezione di ossidazione: come se fosse qualcosa di deviato e dannoso, ma qui non lo è affatto, anzi, è un elemento fondamentale per far quadrare il cerchio espressivo di questo incredibile alimento, qui il termine “naturale” non può che essere giusto, perché è questa la sua forza, l’energia illimitata e pura che lo contraddistingue e che può solo creare scompiglio e probabili fazioni, perché è un vino estremo, diverso, fuori dagli schemi, quasi per nulla paragonabile ad altri e… maledettamente buono!

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