Gavi Spumante Metodo Classico Pas dosé Francesca Poggio 2014
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 11/2022
Tipologia: DOCG Bianco Spumante
Vitigni: cortese
Titolo alcolometrico: 12%
Produttore: IL POGGIO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 26 a 32 euro
Il Comune di Gavi si trova in provincia di Alessandria, circa 60km a nord di Genova, in un territorio che proprio per la sua collocazione così vicina alla Liguria, riceve quel venticello caldo (chiamato “marin”) che porta iodio e calore sui vigneti della Docg piemontese.
Per arrivare al Poggio, partendo da Gavi, bisogna percorrere la SP158 verso nord, poi verso ovest la SP159, pochi chilometri durante i quali non si può fare a meno di notare i vigneti che circondano la zona.
Qui il vitigno più importante è il cortese, detto anche courteis o courteisa, presente nell’Alessandrino già nel XVIII secolo, produttivo e generoso, si adatta a diverse forme di allevamento e potature, soffre l’oidio e, a causa della buccia poco spessa, può essere attaccato dalla botrite.
Tradizionalmente è stato vinificato per produrre vini bianchi fermi e secchi, ma con il tempo la spumantizzazione si è rivelata un’ottima alternativa.
Nel 1974 ha ottenuto la DOC Gavi, divenuta DOCG Gavi o Cortese di Gavi nel 1998.
Francesca Poggio, agente immobiliare che nel 2003 ha scelto di rigenerare l’azienda di famiglia portandola in meno di vent’anni da 4000 a 33000 bottiglie prodotte, oggi fa parte dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e della FIVI, ci propone questo spumante ottenuto da cortese allevato nei vigneti siti a Rovereto, zona riconosciuta come altamente vocata. Un pas dosé millesimato 2014 che è rimasto sui lieviti per 60 mesi e ha subito la sboccatura a dicembre del 2020.
Versato nel calice mostra una spuma densa che lascia liberarsi un perlage fitto e persistente, il colore è un bel paglierino carico; il bouquet è elegante, molto fine, ricorda i fiori di campo, la ginestra, il finocchietto selvatico, poi si sposta su cedro, pompelmo, arancia gialla, una leggera sensazione di crosta di pane, una punta di mandorla amara, macis, ma anche la pesca gialla.
Al palato comunica un frutto piacevolissimo, maturo al punto giusto, non ci sono sferzate acide perché il quinquennale contatto con i lieviti gli ha donato una morbidezza e una cremosità che conquistano. La stoffa non gli manca, esprime un bell’equilibrio e invita a riassaggiarlo, per cogliere nuove sensazioni fra cui emerge un piacevole richiamo allo zafferano. Quattro chiocciole molto vicine alla quinta.