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Gattinara 2011

Gattinara 2011 Mario FranchinoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 01/2021


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: nebbiolo
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: MAURO FRANCHINO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Non mi è dato sapere se Mario Soldati, quando scrisse la famosa frase: “Un sorso di Gattinara. Purché vero, s’intende. Non chiedo di più”, stesse bevendo il vino di Mauro Franchino, ma a me piace pensare sia andata proprio così. Questo storico vignaiolo dell’Alto Piemonte, assieme al nipote Alberto Raviciotti, che in realtà da qualche anno ha rilevato la piccola azienda con sede a Gattinara (VC), coltiva piccoli appezzamenti (appena 3 ettari) nelle sottozone Borelle, Guardia e Lurghe. Lo fa dagli anni ’50 e sempre nello stesso identico modo, le tante mode legate al vino non l’hanno mai attraversato.
Oggi è per così dire in pensione, ma ovviamente segue sempre le sue vigne dispensando preziosi consigli. Gattinara è un borgo storico di otto mila abitanti, fa parte della provincia di Vercelli a confine con il novarese. La torre rappresentata in etichetta a mio avviso è una metafora dell’essenza stessa di Mauro: l’ultimo baluardo instancabile del Gattinara d’un tempo, quello che si beveva 50-60 anni fa. Questo non significa in nessun modo che gli altri produttori della zona non facciano altrettanto, ma quello di Mauro ha una capacità di leggere il territorio davvero imbarazzante, soprattutto dopo almeno un decennio.
Il sottosuolo d’origine vulcanica caratterizza enormemente queste colline, esposizione a ovest- sud-ovest, le stesse possono arrivare sino 500 metri sul livello del mare. Grandissima acidità del terreno, vi è presenza di minerali d’origine magmatica quali graniti, porfidi, magnesio, ferro e tanto potassio. Il Monte Rosa fa da sfondo, una grande mamma pronta a proteggere e riparare i propri figli. La mia prima visita in cantina, dovrei dire più che altro salotto di casa sua, perché è lì che ti accoglie con sguardo serafico, risale ormai a tanti anni fa e questo Gattinara DOCG 2011 si trova più o meno a metà strada. Presto scriverò un articolo riguardo una verticale storica che certamente attraverserà qualche decennio d’attività. I ricordi legati a questo produttore sono davvero tanti: le ripetute visite in vigna con il vecchio 4×4, raggiungerle con una macchina normale è pura follia data la pendenza e le strade impervie, gli assaggi ripetuti nel salotto di casa sua ogni volta in compagnia di persone diverse che io stesso ho presentato a Mauro, le vasche di cemento presenti al primo piano della cantina dove il vino sosta 10 mesi e dove svolge la malolattica, infine le grandi botti da 20-30 Hl di rovere dove completa l’affinamento secondo disciplinare, più un anno ulteriore voluto appositamente.
Si tratta di elementi testimoni di una storicità e classicismo tipicamente altopiemontese, dunque potrei andare avanti ore essendo nato in queste terre, ma il vino di questo produttore è un qualcosa che non si può raccontate a parole, va vissuto. Lo so, suona retorica questa frase, ma nessun’altra è più appropriata. L’annata 2011 è stata definita ai tempi “molto buona e già godibile”, ma ora vediamo come si comporta a distanza di quasi un decennio dalla vendemmia. 13,5% Vol. mostra una carica cromatica inaspettata, profonda, dove il granato ammicca all’arancio, ma il colore è ancora vivo, il vino si muove lentamente nel bicchiere disegnando archetti estremamente fitti e regolari.
Al naso, dopo un’ossigenazione minima di mezz’ora che preferisco avvenga nel calice, mostra un respiro piuttosto intenso e ricco di garbo: scorza d’arancia disidrata, cola, stupendo l’aroma di timo e origano fusi tra loro, continua il frutto leggermente candito che ricorda un mix tra lampone e mirtillo. Ad oltre un’ora dalla mescita i toni diventano ben più austeri e legati inesorabilmente alla grande mineralità del terreno: incenso, ruggine, cuoio, ma il vino evolve continuamente e cambia registro praticamente ogni mezz’ora; il finale è incentrato nuovamente sul frutto dolce, da qui giunge un’originalissima nota di pesca matura. Un naso davvero incredibile, son rimasto attonito.
In bocca è poesia allo stato liquido, un’eleganza a tratti fuori dal comune, tannino ancora vivo ma addomesticato dal tempo, dunque i toni sono dolci e la beva è pericolosissima. Non è un gigante in bocca, i vini di Mauro non lo son mai, ricordano più la Borgogna che le Langhe per fare un paragone che aborro ma in questo utile a capire la seta che si riscontra al palato; ma ciò avviene quasi sempre solo dopo dieci anni dalla vendemmia. Chiude una lunga scia sapida, elemento che da sempre contraddistingue questa DOCG dell’Alto Piemonte a cui sono molto legato.
Complimenti davvero Mauro, soprattutto quest’anno non vedo l’ora di tornare a trovarti; colgo l’occasione per fare un grosso in bocca al lupo ad Alberto, sono sicuro che pian piano acquisirà tutti i trucchi del mestiere, e con il tuo aiuto farà grandi cose.

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