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Franciacorta Pas Dosé 2010

Franciacorta Pas Dosé 2010 San CristoforoDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 02/2024


TipologiaDOCG Bianco Spumante
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: SAN CRISTOFORO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 34 a 38 euro


Ricordo con affetto una delle prima visite in cantina effettuate in Franciacorta. Alludo all’azienda San Cristoforo, con sede ad Erbusco (BS), fondata nel 1992 da Bruno Dotti e oggi gestita insieme alla moglie Claudia e alla giovane figlia Celeste. Stappare oggi questa bottiglia ha un significato particolare per me. Non soltanto perché sono passati 14 anni dalla vendemmia e dieci dalla sboccatura (luglio 2014), ma perché, oltre a ricordare l’incontro con uno tra i vignaioli lombardi che più mi ha colpito – alludo a Bruno Dotti – posso finalmente sfatare il luogo comune riguardo la “limitata longevità” del Franciacorta.
Più volte ho fatto presente nei miei articoli che l’area vitivinicola bresciana dove si produce il noto metodo classico ha dei pregi ma anche dei limiti. Alludo ad alcune aree delle stessa dove fino a qualche decennio fa si piantava soltanto granturco, non la vite. Considerando questo aspetto è già piuttosto complicato trovare vini equilibrati, più o meno impossibile incappare in prodotti che possano reggere un prolungato affinamento. I vini di Bruno Dotti rispecchiano in tutto e per tutto l’essenza del suo carattere: inizialmente schivo, piuttosto chiuso e attento ad ogni minimo dettaglio che possa realmente fare la differenza. Rappresenta l’esatto opposto dello stereotipo incarnato dai tanti “yuppies” milanesi, oggi chiamati simpaticamente “maranza”.
I suoi vini riflettono a mio avviso tutto il potenziale dell’uva chardonnay allevata alle pendici del Monte Orfano. Quest’ultimo delimita per 5,4 Km. il margine sud-occidentale della Franciacorta, con una superficie di circa 4,8 km². Nel tratto tra Rovato e Coccaglio la larghezza del colle varia dai 400 m. al chilometro in corrispondenza della croce di Erbusco e di quella di Cologne. La formazione di questo rilevo si è sollevata addirittura in età pliocenica durante l’orogenesi alpina. Il conglomerato è costituito da roccia sedimentaria ed elementi arrotondati (formazioni litologiche mesozoiche di Corna, Medolo, Selcifero lombardo, Maiolica e Scaglia) e tra loro cementati, per cui la roccia ha una elevata tenacità ed eccezionale durevolezza.
Nel settore nord-occidentale si notano nella parte alta tre intercalazioni: la superiore, costituita da banchi di arenaria e le altre due sono di natura marnosa e mostrano spessori dell’ordine del metro o poco più. Bruno ha semplicemente capito che l’estrema complessità di un suolo come questo non ammette compromessi, occorre soltanto seguire con cura e attenzione le fasi dei cicli della vite per riuscire a portare a casa uve sane e con livelli di acidità adeguati. Negli ultimi anni è sempre più difficile a causa dell’aumento delle temperature ma il nostro protagonista non demorde, prosegue dritto per la propria strada dedicando tutto sé stesso ai Franciacorta che produce. La sua priorità è quella di intervenire il meno possibile con tecniche di cantina invasive, e al contempo seguire i ritmi dell’annata accompagnandoli con una mano gentile e priva di forzature anche in vigna. Riguardo questo Franciacorta Pas Dosé 2010 avevo aspettative alte, lo ammetto, l’annata è stata regolare e priva di eccessi. Il vino mi stupì molto in cantina tempo fa, proprio per questo decisi di conservarlo gelosamente per dieci anni. Francamente mai e poi mai avrei pensato a un’evoluzione tanto straordinaria, pur conoscendo il talento di Bruno Dotti s’intende.
Chardonnay in purezza allevato nei vigneti di proprietà dell’azienda, ad Erbusco, affina sui propri lieviti per 36 – 40 mesi. L’impatto visivo fa già presagire lo stile del vino, ovvero un Franciacorta che di sentirsi arrivato al capolinea non ne ha intenzione alcuna. Veste oro antico e perlage da manuale, fine e ancora piuttosto incisivo anche a diversi minuti dalla mescita.
Il suo profumo è inebriante, le sfumature sono diversissime tra loro ma in grado di convergere assieme in un quadro aromatico di assoluta finezza. Nell’ordine: miele d’acacia, ananas e pesca matura, yogurt e crema al limone. A circa 10 minuti dalla mescita un’eco salmastra, e di fiori gialli leggermente appassiti, accompagna effluvi minerali di pietra polverizzata e calcare. Evolve di continuo: dal primo all’ultimo istante.
Risulta altresì appagante l’equilibrio gustativo dato da un perlage ancor più che percepibile, l’acidità marcante dell’agrume e tanto succo unito ad una sapidità travolgente. Un vino lunghissimo, interminabile – non alludo al contenuto della bottiglia ahimè mostra tutta la sua potenza senza in alcun modo esibire muscoli o sovrastrutture. Cinque chiocciole strameritate, sale al primo posto del mio personalissimo podio dedicato ai migliori Franciacorta degustati in oltre 24 anni di degustazioni. Bravo Bruno!

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