Dolcetto d’Alba 2005

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@
Data degustazione: 11/2006


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: dolcetto
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: RIZZI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Credo che chi legge Lavinium da tempo sappia bene qual è la mia idea di Dolcetto, questo importante vino piemontese che sta attraversando un momento non facile, di ridefinizione, fra ombre e nebbie, del suo ruolo nel mondo del vino. Io credo che la forza di questo vitigno sia nella piacevolezza di beva, nella digeribilità (non smetterò mai di dirlo, è un parametro essenziale), nella fragranza di profumi; deve essere un vino da bere con piacere, senza pomposità o pretese da superstar. E’ indubbio che, in alcune zone storiche particolarmente vocate, come Dogliani o Diano, può esprimere qualcosa di più ma non deve mai perdere quella sua capacità di donare allegria ai commensali che lo avranno scelto per accompagnare una serata spensierata e, perché no, godereccia. E non deve costare una fortuna! Abbiamo già i vini importanti in Langa: Barolo, Barbaresco, Roero, vini di struttura e complessità dove è il nebbiolo ha dettare le regole grazie al suo carattere inimitabile e nobile. Vogliamo lasciare qualcosa che accompagni il pasto quotidiano, che allieti anche coloro che non possono permettersi di spendere ogni giorno 30-40 euro per un vino? Ebbene, il Dolcetto d’Alba 2005 prodotto dalla cantina Rizzi risponde perfettamente a questa esigenza. Ottimo rapporto qualità prezzo e un carattere da vero dolcetto, senza fronzoli, schietto e godibilissimo. Il colore è un bellissimo rubino-violaceo, di quelli che ci si incanta ad osservare lasciare scie colorate nel calice. Al naso è preciso, con quella vinosità che apre le narici e fa sorridere, porta l’immaginazione a distese di lamponi e ciliegie, il loro succo fresco e colorato, e poi ci promette con le sue sfumature floreali di violette e ciclamini, che non ci deluderà neanche al gusto. Sappiamo quanto sia bastardo questo vitigno, in senso buono certo, ma fa disperare non poco in fase di vinificazione, gli basta un minimo di ossigenazione non voluta e prende subito sentori sgradevoli, ma qui è tutto perfetto, limpido, piacevolissimo. Al palato ritroviamo, infatti, quel frutto croccante che ci aspettavamo, persino delle sfumature di cacao e quella sottile sapidità che i terreni della cascina Rizzi sembrano trasmettere a tutti i vini. Già me lo pregusto con un bel risotto alla piemontese e un bollito misto, che aiuta ad affrontare meglio i primi freddi. Ad un pelo dalle quattro chiocciole.

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