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Dolceacqua Superiore Roja 2022

Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione:
02/2024


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: rossese
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: ROBERTO RONDELLI
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 60 a 70 euro


Roberto Rondelli, agli albori del terzo millennio, ha deciso di investire risorse e passione per dare vita a vini che raccontassero al meglio tutte le potenzialità di quella porzione di Liguria dalle caratteristiche uniche, che ricade nell’estrema parte occidentale della regione in provincia di Imperia, al confine con le Alpes-Maritimes, dove nasce la DOC Rossese di Dolceacqua, o semplicemente Dolceacqua.
Si tratta di una zona dove la viticoltura è spesso difficoltosa (oggi si usa molto il termine “eroica”), i vigneti sono quasi sempre terrazzati, ad altitudini che partono dai 200 metri per arrivare oltre i 500 con pendenze tra il 35 e il 50%, su suoli composti principalmente da sedimenti marini (torbiditi) a prevalente composizione arenacea, in alcuni casi si rileva anche presenza di marne. Aggiungiamo che il Rossese, vitigno principe della zona, è una varietà tutt’altro che semplice da coltivare, la sua buccia sottile la rende particolarmente delicata e soggetta ad aggressioni esterne, teme l’umidità e ha rese inferiori alla media.

Roberto Rondelli
Roberto Rondelli

Roberto si trova in uno dei comuni interamente coinvolti nella denominazione, Camporosso, qui decide di ricuperare i terreni dove aveva impiantato il nonno Pepin. Inizialmente aiutato dal padre Danilo, pianta Rossese (ad alberello), Vermentino e Pigato (guyot).
Nel 2009 arriva la prima vinificazione a marchio Roberto Rondelli, i vini prodotti sono tutti in acciaio, ma il suo intento è di andare oltre, vuole fare qualcosa di più complesso e che duri nel tempo, vini che rappresentino e comunichino il suo territorio al meglio. Decide quindi di introdurre l’uso del legno, sperimenta le prime fermentazioni spontanee, per i vini bianchi utilizza gli acini interi per estrarre tutte le loro proprietà; sviluppa un percorso produttivo che passa dal biologico alle pratiche biodinamiche, perché la salvaguardia di questo luogo è per lui assolutamente prioritaria. Nel 2012 costruisce la nuova cantina in località Brunetti, nel comune di Camporosso.
Dopo una ventina d’anni di un percorso in continua crescita, si è sentito finalmente pronto per dare vita al suo vino più importante, il Roja, un Dolceacqua Superiore che nasce dal cru Migliarina, una delle sei MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) di Camporosso, dalla parte ritenuta migliore dei 3,5 ettari coltivati. Siamo a 350 metri sul livello del mare, con esposizione a Nord e presenza di marne azzurre (argille di Ortovero), con affioramenti di conglomerati di Montevilla.

vigneto Migliarina

Il vino prende il nome dalla valle sottostante, dove si convogliano le correnti provenienti dalle Alpi, perfetta per mitigare le temperature e creare un microclima ideale per una maturazione più lenta delle uve. Le rese per il Roja sono davvero basse, si supera di poco il mezzo chilo d’uva per pianta, ben al di sotto di quanto previsto dal disciplinare.
La fermentazione spontanea dura circa 15 giorni e si svolge in piccole vasche per eseguire le follature a mano, la svinatura viene fatta senza l’ausilio di strumenti meccanici e dura una notte. Il vino passa poi in barrique, alcune molto usate, e riposa qui per un anno prima di essere imbottigliato, verso settembre dell’anno successivo alla vendemmia. Trascorre alcuni mesi di affinamento in bottiglia prima di essere rilasciato in commercio. La 2022 è la prima annata prodotta, in soli 900 esemplari, ma già dalla 2023 si sale a 2500 bottiglie.
Nel calice ritrovo quel colore particolare che identifica il Rossese, un rubino vivace che ricorda la ciliegia matura, il profumo richiama in modo netto il ribes rosso, poi cenni di marasca, ciliegia, sfumature di arancia rossa e di erbe di montagna, la sensazione generale è di un vino che nasce da zona fresca e alta.
L’assaggio spalanca le porte e rivela una trama di grande fascino, una buona vena acida (l’uva rossese non ne ha molta, quindi tutto merito del luogo e della scelta vendemmiale) e una spinta salina suggestiva, la sensazione è di pulizia e definizione, il frutto è croccante, vivo, il finale echeggia l’abbraccio tra il mare e la montagna, viene voglia di berne ancora, in assoluto silenzio. Giovanissimo, merita già la quinta chiocciola di slancio.

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