Dogma Rosso 2019
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 01/2023
Tipologia: IGT Rosso Tre Venezie
Vitigni: cabernet sauvignon, merlot
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: SUTTO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 20 euro
La seconda ed ultima etichetta presentata dalla Famiglia Sutto è il Trevenezie Dogma Rosso 2019. L’omonima realtà vitivinicola, avviata nel 2015 a Campo di Pietra – frazione del comune di Salgareda (TV) in quel particolare lembo di terra tra la provincia di Treviso e quella di Venezia – è un saggio delle potenzialità di cultivar quali cabernet sauvignon e merlot allevate nelle cosiddette terre del Piave.
Il regime di agricoltura prescelto è dedito al minimo impatto, le uve, vendemmiate nella prima quindicina di ottobre, crescono su terreni ricchi di ghiaie e argille. L’ambiente pedoclimatico da queste parti risente delle correnti dell’Adriatico e delle brezze che soffiano da nord-est. Soprattutto il merlot nell’area del Piave ha una tradizione antica che risale al primo Ottocento, dunque le Aziende del territorio credono fortemente nel suo carattere. Affiancato soprattutto al cabernet sauvignon risulta in grado di tradurre fedelmente le peculiarità di queste particolari colline. Prima in vigna e poi in cantina viene effettuata una rigorosa selezione, la stessa che precede la macerazione sulle bucce; successivamente il vino affina 18 mesi in barrique.
Versato all’interno di un calice piuttosto ampio rivela una trama cromatica calda, vivace, un bel rubino intenso con qualche riflesso porpora. Rispetto al Rosso di Sutto 2020 è un vino che gode di uno spettro olfattivo ben più complesso ed articolato, a mio avviso ancora parzialmente inespresso; soltanto il tempo saprà donare un’armonia di sentori ben più distesi e fusi tra loro. Ai giorni nostri il Dogma Rosso 2019 mostra una spezia dolce piuttosto incisiva, una tostatura del legno che fatica a disciogliersi all’interno del frutto, quest’ultimo risulta ricco di polpa: amarena, prugna, mirtillo nero, oltre ad un flebile accento di liquirizia e grafite. La chiusura è nettamente balsamica tuttavia adombrata da una lieve sensazione alcolica; sono sciuro che un moderato affinamento in cantina saprà attenuare quest’ultima sfumatura.
In bocca la morbidezza del vino è attraversata di continuo da lampi acidi che richiamano il frutto, e una profonda scia sapida arricchisce il quadro gustativo, mai banale e ricco di contrasti. Quattro chiocciole piene anche in questo caso e tanta curiosità di riassaggiarlo tra un paio d’anni. Consiglio l’abbinamento con un buon ragù d’anatra sapientemente accompagnato da tagliatelle all’uovo fatte in casa.