Costa di Basalto Syrah 2017
Degustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@
Data degustazione: 01/2019
Tipologia: IGT Rosso
Vitigni: syrah
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: RISERVA DELLA CASCINA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,5 a 10 euro
Vino Bio: sì
Per comprendere fino in fondo questo vino bisogna fare quasi piazza pulita dei syrah assaggiati che provengono da altre regioni o addirittura da altri Paesi. Qui, in questa piccola collina dove il basalto è l’elemento caratterizzante, nasce un altro syrah, più fine e scattante che voluttuoso e potente. La scelta di vinificarlo per la quasi totalità in acciaio (solo il 10% della massa va in barrique di rovere di Allier) non è casuale, Silvia Brannetti non vuole un vino pesante, massiccio, ma che si beva bene, indirizzato alla buona tavola, magari di tradizione laziale. La gradazione alcolica contenuta (siamo attorno a 13%) lo rende decisamente adatto a questo obiettivo.
Il suo colore rubino con unghia violacea, caratteristica che il vitigno da giovane offre con facilità, non è impenetrabile alla luce, frutto di una macerazione sulle bucce per 20 giorni.
Accostato al naso emana un profumo fresco, aperto, giocato su note di viola, ribes, fragolina di bosco in confettura, pepe, tracce ferrose ed ematiche che gli donano sensazioni minerali, una punta dolce e vanigliata, guizzi erbacei nel finale.
Bocca fresca, pepata, si sente ancora la giovinezza nella trama tannica e in un tessuto che deve equilibrarsi, ma la materia è ottima e promette, se avrete la pazienza di aspettare un anno di bottiglia, abbinamenti con piatti tradizionali della cucina romana (ebbene sì, anche con il Syrah se po’ ffa!), come il mitico Lesso alla Picchiapò. I romani di una certa età sanno bene a cosa mi riferisco, perché nelle osterie di Testaccio, il quartiere con il noto mattatoio, era uno dei piatti che andavano forte. Un piatto povero ma ricco di sapore, fatto con il muscolo del bovino cucinato in padella con patate e pomodoro e cipolla, tanta cipolla! Era un piatto gustoso che consentiva alla fine di fare la mitica scarpetta con il pane. Ah… per i più curiosi il termine “picchiapò” deriva dalla tecnica con cui si preparava il muscolo, tagliato a pezzi che poi venivano sbattuti ripetutamente sul tagliere per ammorbidirli.