Collio Sauvignon Blanc Cicinis 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 10/2022
Tipologia: DOC bianco
Vitigni: sauvignon
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: ATTEMS
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 20 a 25 euro
Saliamo di un gradino e approdiamo ad una tra le denominazioni più importanti del Friuli, il Collio Doc. Tra queste colline spettacolari baciate dal sole e costantemente ventilate dalle brezze della cerchia delle Prealpi Giulie e dal Mare Adriatico, Attems, – Cantina di Capriva del Friuli (GO) del Gruppo Frescobaldi di Firenze – alleva uve sauvignon blanc atte a regalare vini che nulla hanno da invidiare alle più grandi bottiglie al mondo, prodotte con l’impiego del suddetto vitigno. Solitamente le stesse corrispondono ad una tipologia di vini che poco hanno da spartire con gli stereotipi attribuiti al sauvignon blanc, soprattutto a livello olfattivo, dove le classiche note di bosso, foglia di pomodoro e pompelmo dominano il bouquet. Al contrario, come spesso accade nella culla d’origine e d’elezione del vitigno – la Loira – le sfumature sono sottili, in levare, spesso riconducibili a frutti “croccanti” estivi/autunnali, toni erbacei e floreali eleganti e tanta mineralità.
In parte ho già descritto il Sauvignon Blanc Cicinis 2020, prodotto con uve allevate a guyot nell’area del Collio, sul colle Cicinis ai piedi del Monte Calvario (Podgora), il cui suolo principale è la cosiddetta ponca di origine marina – tipica del Friuli – la cui composizione risale a milioni di anni fa ed è costituita da arenarie, sabbia e limo, con alternanze di marna. La resa è pari 65 q.li/ha, vendemmia manuale il 27 agosto, la fermentazione alcolica avviene per il 50% in serbatoi di cemento a forma d’uovo, esclusivamente dedicati a questo vino, per il 10% in barriques nuove e per il restante 40% in barriques e tonneaux di secondo e terzo passaggio. L’affinamento avviene negli stessi contenitori e dura circa 9 mesi non svolgendo la fermentazione malolattica.
Tinta paglierino vivace con riflessi chiari, estratto piuttosto importante. Servito ad una temperatura di 8-10°, dopo qualche minuto di ossigenazione, al naso sfoggia un quadro olfattivo agrumato dove mandarino e lime, lasciano spazio anche a ricordi di papaya e melone gialletto, note presto rinfrescate da toni erbacei di salvia, ma anche tiglio, yogurt alla vaniglia e bosso; chiude un lieve ed incessante ricordo di calcare e pietra polverizzata. Gran bella evoluzione anche a 24 ore dalla mescita, il profilo è ancor più sobrio e definito.
In bocca al contrario, anche ad un giorno dall’apertura, mostra tutta la sua gioventù – non potrebbe essere altrimenti – anche perché non ci troviamo davanti ad un’etichetta del 2005 (prima annata prodotta) ma ad un 2020. Il Cicinis è da sempre un vino longevo ed attualmente mostra tanta sapidità in netto vantaggio sulla classica freschezza, la stessa pian piano rimonta con il riposo in cantina; ad oggi è un vino che possiede tanta stoffa e guadagna punti con l’abbinamento gastronomico, su tutti il piatto più tipico del Friuli, il frico, a base di formaggio di varie stagionature, patate e cipolla.