Collio Rosso Riserva degli Orzoni 1994

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 06/2013


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: cabernet sauvignon 75%, merlot 15%, cabernet franc 10%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: RUSSIZ SUPERIORE Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


A volte mi domando che senso abbia avuto 15 anni fa acquistare una cantina climatizzata per accogliere i vini che man mano ritenevo interessanti. La domanda nasce dal fatto che, occupandomi di vino quotidianamente, il tempo e lo spazio non sembrano concedermi, se non in rarissime occasioni, l’opportunità di aprire una delle due ante ed estrarre una buona bottiglia. Di fatto le continue campionature da una parte e i viaggi enoici dall’altra, mi portano ad una inesorabile saturazione; le pause, se ci sono, vanno più a favore dell’acqua, elemento di cui troppo spesso dimentico l’esistenza e la fondamentale importanza, se non nei periodi estivi in cui il caldo impone le regole fondamentali di sopravvivenza. Ho accolto, dunque, l’invito a pranzo di Antonio Di Spirito, come una manna dal cielo, la scusa per poter infilare la mano in uno dei ripiani e prelevare un omaggio, un presente per l’occasione. Confesso che non sono andato a leggermi nel file dove ho archiviato, ripiano per ripiano, il nome e l’annata di tutti i vini presenti nel mobile. Ho preferito affidarmi all’intuito, ai sensi, ad uno sguardo furtivo per cogliere una chicca, un vino di cui magari non si parla da un po’, al di fuori del contesto piemontese e toscano. Non appena l’ho visto non ho esitato, l’etichetta essenziale con i caratteri in nero per il nome aziendale e in rosso per il vino su fondo bianco mi ha reso facile identificarlo e riconoscerlo: Collio Rosso Riserva degli Orzoni di Russiz Superiore, anno 1994, poco meno di vent’anni sulle spalle. La metto nella busta refrigerata con un blocchetto di ghiaccio secco per mantenere una temperatura fresca fino all’arrivo. Bene. Siamo in tre a degustarla, c’è anche Giuseppe: il panico per possibili difetti del tappo viene subito rimosso, basta osservarlo per notarne l’integrità, nessun odore sospetto ma solo di vino, di buon vino! Lo verso nei calici e lo lasciamo ossigenare per qualche minuto. Ogni tanto, quasi come un tic nervoso, ognuno di noi ripete l’antico gesto di far roteare il liquido nel bicchiere, fra una chiacchierata e l’altra… Poi i nasi (tutti e tre di stazza non indifferente) si immergono alla ricerca dei profumi e… caspita! Che meraviglia. Stiamo parlando di un uvaggio bordolese, cabernet sauvignon, merlot e cabernet franc, 18 mesi in barrique, proveniente da una tenuta che ha secoli e secoli di storia. Gli Orzoni, infatti, sono una delle nobili famiglie proprietarie tra il 1558 e il 1770 della Tenuta Russiz Superiore, che hanno il merito di avere individuato già allora un appezzamento particolare per la produzione di vini rossi, indicato nelle vecchie mappe catastali predisposte nel Settecento all’epoca di Maria Teresa e completate in seguito dall’amministrazione napoleonica. L’ultima famiglia ad averne la proprietà è quella di Marco Felluga, nel ’94 ancora pienamente attivo, oggi lo scettro è passato al figlio Roberto. Ma torniamo a questo grande rosso friulano, dire che ci ha lasciato tutti estasiati è poco, sapevo che era grande perché lo avevo già bevuto appena uscito, ma ritrovarlo, dopo quindici anni da quella degustazione, in condizioni così sublimi è stata davvero una piacevolissima sorpresa. Il colore granato profondo con ancora qualche cenno rubino nel cuore e ai margini una compattezza che fa capire subito la solidità del vino; al naso racconta di tutto, e lo fa in continua progressione, lanciando inizialmente una sbuffata di cioccolato fondente, per poi aprirsi a liquirizia, prugna in confettura, ciliegia, caffè e, soprattutto, un ventaglio speziato che, scopriremo poi, sarà il leit motiv della degustazione. A questo si aggiungono erbe aromatiche secche, lavanda, timo, origano, tutto in grande armonia ed eleganza. L’assaggio mantiene la stessa eccellente connotazione, intenso, incredibilmente ancora giovane e fresco, vitale, con una trama tannica importante ma di grana finissima e una balsamicità avvolgente sua una base alcolica quasi impercettibile. Con vini così non puoi fare a meno di ricominciare da capo, così scopri che si è affacciato il cuoio, la scatola di sigari. Ma la cosa più importante è che, a tavola, dove avevamo a disposizione la bellezza di cinque bottiglie, è l’unico di cui non è rimasta neanche una goccia! Fantastico.

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