Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2010

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 06/2011


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: erbaluce
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: RINALDI ALFONSO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Per parecchio tempo il vitigno erbaluce è stato oggetto di un’accesa disputa fra il Consorzio di tutela delle Colline Novaresi e quello del Canavese. Quest’ultimo rivendicava il diritto esclusivo di scrivere in etichetta il nome del vitigno…e ce l’ha fatta. Ambedue le province di Novara e Torino producono vino 100% erbaluce, ma solo il Caluso Docg (a breve ex “Erbaluce di Caluso”) potrà menzionarlo in etichetta. Non sta a me giudicare se una delle due parti abbia ragione sull’altra ma credo che non faccia mai bene al vino italiano sprecare energie, tempo, e in molti casi anche denaro, su un diritto di esclusiva di questo tipo. Cosa può cambiare, in concreto, se il nome erbaluce viene scritto solo in una delle due denominazioni, quando, di fatto, tutte e due possono utilizzarlo al 100%. A me sembra solo un’occasione persa di fare chiarezza nei confronti dei consumatori, che hanno tutto il diritto di avere il maggior numero di informazioni possibili. Alfonso Rinaldi, vignaiolo verace, amante del rock (quello di un tempo, ovvero quello immortale) e scrittore dalle doti sorprendenti, non è certo tipo che accetta di farsi coinvolgere in simili, sterili, confronti, ma indubbiamente ne ha sofferto, visto che il suo erbaluce è come un figlio. Consapevole che il suo unico vino, nato da quella piccola vigna in collina sopra Suno, ha già un nome unico e brevettato, ovvero Costa di Sera dei Tabacchei, eliminare il vitigno, almeno dal punto di vista commerciale, non ha grande importanza. Questo non significa che non ne abbia sofferto, infatti basta guardare la nuova etichetta per rendersi conto che è evidente che manca qualcosa, c’è uno spazio bianco che rivela una sottrazione, un’assenza, e forse anche un invito a riflettere… Il millesimo 2010, quindi, esce con una nuova etichetta, ma quell’erbaluce che lavora con amore rivela una ricchezza che fa presto dimenticare la sua assenza sul talloncino di carta: nel calice si annuncia giallo paglierino medio con sfumature verdoline, naso che ricorda la salvia, la ginestra, la mela, la pesca bianca, la susina, ma soprattutto delle piacevolissime note agrumate di cedro e limone nebulizzato, chiude con una sfumatura ammandorlata e un piacevole accento minerale. L’assaggio è straordinariamente gustoso, c’è un’acidità viva ma perfettamente integrata ad un frutto dolce e succoso, la sapidità affiora senza difficoltà, ritorna l’agrume, bella persistenza ed equilibrio che non deve trarre in inganno, il vino è in grado di proseguire il suo cammino ascensionale per un buon paio d’anni senza difficoltà. Il Costa di Sera dei Tabacchei è l’esempio lampante di come la mano e l’esperienza dell’uomo possono compensare i limiti e le differenze delle varie annate, offrendo un prodotto sempre di alta qualità, una sicurezza per il destinatario finale. Bravo Alfonso!

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