Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei 2008

Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2010


Tipologia: DOC Bianco
Vitigni: erbaluce
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: RINALDI ALFONSO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Per la miseria Alfonso! Possibile che devi fare tanti sacrifici, dedicarti anima e corpo a quella vigna, anzi quel cru di erbaluce isolato nel bosco, e poi lasciare che sia un’altra azienda a imbottigliare il tuo vino? Ti pare giusto che il tuo nome non appaia neanche in retroetichetta? Quelle piante che curi come figli gridano vendetta, è ora che ti decidi, che fai uno sforzo e ti fai la tua piccola cantina, anche perché la quantità di vino è modesta, non è che hai bisogno di chissà quanto spazio per lavorare. Qualche vasca, una diraspa-pigiatrice, un’imbottigliatrice ed etichettatrice, uno spazio per le bottiglie e poco altro. Dai, non si può andare avanti così, voglio vedere in etichetta “Prodotto e imbottigliato da Alfonso Rinaldi”, bando alla pigrizia e datti da fare, anche perché non sei solo, sai che sono tutti pronti a darti una mano. Lo so che tu sei un uomo di altri tempi, il grande rock degli anni ’70, le tue lettere che mi spedisci ogni anno, rigorosamente scritte a mano, quel “Come Angelina. Storie di Veggenti, Imperatori, Pirati ed Erbaluce” che mi hai spedito l’anno passato e ho letto con grande piacere, un racconto ironico e fantastico che è un po’ il simbolo della tua personalità tra il genialoide e il filosofo anarchico; ha fatto impazzire pure il Sangiorgi che ora lo porta sempre con sé. Non sei più così giovane, la gente deve conoscerti, te e il tuo vino, due inseparabili esempi di un mondo antico e viscerale, profondo e orgoglioso della propria storia e ricchezza, dal quale è bene non disgiungersi. Mai. Ecco, accostarsi al tuo Costa di Sera dei Tabacchei impone di sapere, di vedere, di assimilare e comprendere, di venire a trovarti per rendersi conto di cosa e chi lo ha generato, con quale amore e dedizione, in cambio non certo di agi economici, né di fama e notorietà, ma di una convivenza quasi simbiotica fra uomo e natura, il frutto è il premio, il piacere di ritrovarlo nel bicchiere, accanto ai propri familiari ed amici, con quei profumi intensi di fiori che, a occhi chiusi, ti fanno immaginare di essere disteso su un manto bianco e giallo, inframmezzato da erbette aromatiche. E quella pesca succosa che si fonde alla susina e alla pera, alla mandorla, agli agrumi sempre presenti nel suo primo anno di vita, un bouquet delizioso che mette allegria, infonde una serena sensazione di sintonia con il mondo, improvvisamente più lento, eviscerato delle sue brutture, accogliente e universale. E che sapidità al palato, una freschezza che non è l’acuto del violino ma trova già una dimensione che va ad equilibrarsi nella generosa polpa del frutto, certo intarsiato di stimolanti effluvi agrumati di cedro e mapo, ma non soggiogato, piuttosto predisposto al pasto, al gaudio di una tavola imbandita, pronto a compiacere i commensali al fianco di tomini al verde, uova in camicia salsate con pomodoro e senape, frittata alle verdure, rane alla vercellese, funghi al verde, peperoni farciti con riso e prezzemolo. Caro Alfonso, niente più scuse, è ora di fare il grande passo!

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