Colli Euganei Rosso Gemola 2003

Degustatore: Alessandro Franceschini Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2007


Tipologia: DOC Rosso
Vitigni: merlot 70%, cabernet franc 30%
Titolo alcolometrico: 14 %
Produttore: VIGNALTA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 25 a 50 euro


Non ho mai avuto un grandissimo rapporto con il merlot e di fronte ad una scelta di questo genere, sia in enoteca che al ristorante, solitamente non ho dubbi nel propendere per quel nervoso, scorbutico e difficile vitigno che in Borgogna non ha eguali ed in Italia qualche raro, ma degno, compare. Ma qualche ora fa ne ho assaggiati due, di annate diverse, ed anche se nella composizione hanno una percentuale di cabernet franc (30%), penso sia interessante parlarne, perché comunque rappresentano un punto di riferimento nella tipologia “merlot” in Italia e perché appartenenti ad una zona che raramente viene citatata: quella dei Colli Euganei in Veneto. Parliamo, quindi, di una azienda di riferimento da quelle parti, Vignalta, fondata nel 1980 e del suo Gemola che ha al suo interno un 70% di merlot. L’occasione di questa degustazione, abbinata ad una bella cena, è stata una serata organizzata da Nicola Cavallaro, blogger di Kitchenstories, ma soprattutto chef e patron nel suo ristorante sui Navigli a Milano, che ha dato la possibilità a me ed a molti altri appassionati, di degustare, oltre al Moscato Secco Sirio ed al Moscato Fior d’Arancio passito, anche due annate di questo vino, che rappresenta la punta di diamante dell’azienda veneta. Entrambi, sia il 2003, che il 1999, hanno nel colore potente, fitto, rubino con sfumature ancora violacee nel campione più giovane e lievemente granate in quello più invecchiate, un primo punto in comune ed in un certo senso anche di attrazione, che quanto meno non lascia indifferenti, anche se amanti, magari di altre trasparenze e tonalità di colore. Diversi, e non di poco, i due quadri aromatici: erbaceo, con note di muschio e fieno, ma anche di tostatura, tabacco dolce ed una certa pungenza alcolica il 2003; più ampio, aperto e meno segnato dal legno il 1999, nel quale dominano la frutta matura, in forma di confettura, con sentori che richiamano il cassis, le more e le ciliege. Anche in questo caso una lieve nota vegetale, nettamente più attenuata rispetto al caldo millesimo 2003, è percettibile, insieme a quelle balsamiche ed eteree, ma decisamente più integrata e piacevole. Anche in bocca il comportamento è diverso: entrambi hanno nella morbidezza ed avvolgenza il loro punto maggiormente riconoscibile e preponderante, ma mentre il 2003 ha dei tannini asciuganti ed un finale amarognolo, il 1999 anche in questo caso è più equilibrato, disteso, con una discreta acidità che non pareggia la componente glicerica, ma quanto meno lo rende di piacevole bevibilità. Interessante anche il comportamento in abbinamento con i piatti proposti da Nicola: il 2003 con dei ravioli ripieni di anatra di corte con prosciutto crudo di Montagnana, mela verde e timo, il 1999 con della quaglia arrosto con polenta bianca e pancetta croccante. Praticamente perfetto il secondo abbinamento: il maggiore equilibrio del vino, specie nella sua componente alcolica, si è integrato in modo molto piacevole con le caratteristiche della quaglia, specie del suo ripieno, vale a dire dei fegatini della quaglia stessa e di pollo, lievemente amarognoli, ma perfetti con la morbidezza e dolcezza del Gemola 1999. Più difficile l’abbinamento con il 2003: qui l’esuberanza della componente alcolica e legnosa insieme rendevano un po’ ridondande l’abbinamento con i ravioli d’anatra, schiacciandoli nella persistenza finale. Il merlot continua a non essere un mio vino di riferimento, ma la ricerca, anche in questa categoria, è sempre appassionante e fascinosa, specie se accompagnata da una bella cena come quella proposta da Nicola Cavallaro: perchè? Perchè il vino è soprattutto piacevole a tavola, con il cibo, dove realmente si testa il suo reale essere, che non è quello dei caotici banchi di assaggio o delle fredde degustazioni in batteria per operatori di settore. Eventi ai quali mi sottopongo con piacere, anche con una certa frequenza, perchè indubbiamente utili, ma che non devono rappresentare un punto di riferimento imprescindibile nel giudizio del vino.

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