Chianti Colli Fiorentini Crociferro 2020
Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 03/2023
Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese
Titolo alcolometrico: 14%
Produttore: TORRE A CONA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo medio: da 14 a 18 euro
Abbiamo già parlato a lungo di Torre a Cona la cui sede è una stupenda villa settecentesca nei pressi di Rignano sull’Arno (FI); la guida enologica è affidata a Beppe Caviola. La tenuta si affaccia su un parapetto naturale a 400 metri sul livello del mare. Correva dicembre 2021, tuttavia il lancio della nuova etichetta di Chianti Colli Fiorentini denominata Crociferro, che sta ad indicare la quota collinare più alta della proprietà, è un’ottima occasione per narrare nuovamente le “gesta” del sangiovese in terra d’elezione, ovvero la Toscana.
Indubbiamente l’areale vitivinicolo in questione è meno noto di quello senese, tuttavia in alcuni casi il potenziale non è per nulla inferiore, sta alla curiosità di ognuno di noi, semmai, scovare le etichette giuste per non bere sempre gli stessi vini. Variare d’altronde è tra gli aspetti più importanti per un cultore della nobile bevanda cara a dio Bacco. L’etichetta che mi appresto a degustare nasce da una rosa di vigneti di sangiovese e colorino situati tra 300 e 400 metri sul livello del mare, ai piedi della torre medioevale che dà il nome alla tenuta e che si trova sulle prime colline a est di Firenze. Torre a Cona può contare su un patrimonio di 21 ettari nei quali il sangiovese, tra le cultivar più importanti al mondo, è il protagonista indiscusso.
I terreni da queste parti sono costituiti da un forte affioramento di alberese, suolo tipico del chiantigiano, ad ogni modo la differenza la fa il microclima fresco e lo si deve ad una particolare vallata che si apre al cospetto delle vigne permettendo un importante areazione; inoltre notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte assicurano un’accentuata aromaticità delle uve. Il vino fermenta in acciaio inox, riguardo l’affinamento il 30% della massa riposa in botti grandi di rovere e il restante 70% sempre in acciaio; ulteriori 3 mesi in bottiglia prima della messa in vendita.
All’interno del calice, senza nemmeno sforzarmi troppo con la fantasia, ritrovo un bel rubino vivace ad illuminare il mio sguardo. L’annata 2020 in questa zona è stata caratterizzata da un andamento regolare: piogge durante il mese di giugno e settembre, primavera piuttosto fresca, estate calda tuttavia con buone escursioni termiche che hanno rinfrescato le bacche.
Timbro olfattivo intenso e al contempo raffinato, non ostenta esuberanza monocorde; col trascorrere dei minuti squaderna in sequenza: frutti maturi tra cui ciliegia, ribes e susina rossa, un’elegante nota di cosmesi (rossetto in primis) e pepe nero puntellato da sbuffi balsamici d’eucalipto e un rimando legato alla matrice del terreno dove crescono le uve.
Sorso slanciato, succoso, vitale, il tannino percettibile e dolce. Media sapidità, conquista la freschezza e non ostenta muscoli inutili, semmai è la profondità a conquistare la scena senza giungere a record particolari, s’intende, l’estrema bevibilità è l’asso nella manica. Salsiccia toscana alla griglia e un bel piatto di verdure di stagione di contorno. Quattro chiocciole ben centrate e un buon potenziale evolutivo.