Chianti Classico Caparsino 2003

caparsa_csino03Degustatore: Roberto Giuliani Valutazione: @@@@
Data degustazione: 04/2010


Tipologia: DOCG Rosso
Vitigni: sangiovese 90%, canaiolo e malvasia nera 10%
Titolo alcolometrico: 13 %
Produttore: CAPARSA
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 7,50 a 10 euro


Bellissimo leggere in retro etichetta “Vino culturale prodotto da uve di vigneti posti a 450 metri s.l.m. con metodologie biologiche indipendenti”. Ecco, la cultura, non tutti associano questa parola al vino, eppure non dovrebbero esserci dubbi che esso ne sia intriso. Il solo fatto che l’uomo lo produce da migliaia di anni è già un segno evidente di quanto il suo ruolo vada ben oltre quello di una semplice bevanda. Il vino è cultura perché vive di tradizioni, di storia, di ambiente, di avvicendamenti umani e se esiste lo deve proprio all’uomo, alla sua capacità di lavorare ed elaborare ciò che la natura gli mette a disposizione. Le “metodologie biologiche indipendenti” sono un chiaro avviso che, pur non disponendo ancora di certificazioni che comprovino il proprio operato, il produttore crede profondamente in questo tipo di approccio e lo ha fatto suo, magari con un’attenzione e una serietà che vanno ben oltre le regole di una normativa. Nel 2005 vedremo che la procedura è stata “istituzionalizzata”, infatti nella retro etichetta si legge “Prodotto con uve da agricoltura biologica” e “Controllato e certificato da CCPB”. Ma veniamo al vino che ho qui nel calice, figlio di un’annata fin troppo castigata, per la quale era invece necessario fare dei bei distinguo, come del resto si dovrebbe fare sempre. E’ facile dichiarare genericamente un’annata buona o meno, ma i microclimi dove crescono le viti possono essere profondamente diversificati: la composizione del terreno, l’esposizione del vigneto, la sua età, l’altitudine, la qualità e la tempestività degli interventi di potatura, sono numerosi gli elementi che possono ribaltare qualsiasi pronostico. Di certo la metodologia biologica rende le piante più forti, capaci di affrontare meglio le annate calde, poi qui siamo a Radda in Chianti, a 450 metri di altitudine, che può significare molto per la vigna, ad esempio una garanzia di buona escursione termica. Nell’osservare il colore del Caparsino 2003, ancora rubino con nuances granate appena visibili, e nel percepire il bouquet dai toni ancora floreali e freschi, tutto si può pensare tranne che provenga da un’annata torrida. E’ un vino dai profumi limpidi, quelli che ti aspetti da un sangiovese di queste zone, ciliegia, amarena e visciola appena mature che giocano con una speziatura delicata di cannella e tabacco biondo, richiami alla macchia mediterranea. In bocca stupisce per l’acidità ancora scalpitante, non v’è traccia di frutto stramaturo e il tannino ha una sua solidità espressiva, teso eppure ben integrato. Sembra di avere a che fare con un vino ancora all’inizio di un lungo percorso evolutivo, quasi spiazzante. La beva non gli manca, grazie anche ad un’alcolicità misurata che fa riflettere, difficile trovare rossi 2003 di questa gradazione, per giunta così buoni…

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