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Césuret Chardonnay 2010

Césuret Chardonnay 2010 Castello RametzDegustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 09/2020


TipologiaIGT Bianco
Vitigni: chardonnay
Titolo alcolometrico: 13%
Produttore: CASTELLO RAMETZ
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 15 a 25 euro


Ancora un grande vino di una delle aziende più importanti e storiche di Merano (BZ), Val Venosta, Alto Adige, la famiglia Schmid con a capo l’enologo Stanislaus Schmid. Il merito non va soltanto a lui, quella di Castello Rametz o Schloss Rametz, già citata da Mario Soldati nel celebre “Vino al vino”, è una realtà vitivinicola collaudata da tempo: importantissima la figura del cantiniere, così ama definirsi Alois Pircher, da ben 48 anni in azienda, colui che nel periodo natalizio conduce appassionati e clienti nelle mitiche cantine del castello, ammaliando tutti con annate storiche che ho avuto il piacere di degustare e raccontare in uno dei miei primi scritti per Lavinium. È affiancato da Giulio Maffei, giovane volenteroso, al piano di sopra l’instancabile Florian Lamprecht, grande appassionato di vini, persona preparata e competente che lavora in azienda e si occupa della sala degustazione e della parte commerciale.
A distanza di qualche anno dalla mia ultima visita in cantina, ho avuto il piacere di assaggiare un’annata straordinaria, la 2010 del Césuret Vigneti delle Dolomiti IGT Chardonnay. Uve allevate in Trentino, si tratta di un vero e proprio cru non rivendicato in etichetta che si trova nei pressi di Castel Monreale, in tedesco il castello è anche chiamato Königsberg, sito in località Monreale nel comune di Faedo. In questo territorio l’azienda alleva vigneti per produrre anche una linea di spumanti molto interessante, che ho già recensito, e che porta il nome del Castello. Ci troviamo a soli cinque chilometri a nord est di San Michele all’Adige, comprensorio della Piana Rotaliana, zona altamente vocata per la spumantistica italiana.
Veniamo al campione degustato: 100% chardonnay, due anni di affinamento tra acciaio e barrique, 13% Vol.; mostra una tinta dorata con nuances che riportano ancora al paglierino, tonalità vivace e molto luminosa, vino ancora in piena gioventù, archetti fitti e regolari delineano buona struttura ed estratto.
Il naso, da subito molto elegante, leggiadro, misurato, non ostenta l’esuberanza tipica del vitigno, semmai stupisce per freschezza agrumata, toni floreali di mimosa e tiglio, susina gialla, un soffio di calcare rimanda al terreno; con lenta ossigenazione l’agrume ha la meglio, affiorano scorza di cedro, dolci note di confetto e una folata balsamica di menta peperita. A mezz’ora dalla mescita, ormai a temperatura da rosso, sinuose le note di miele d’acacia e banana disidratata.
Il palato è morbido, sorretto da buona acidità che resiste imperterrita nonostante i lunghi anni passati ad affinare in cantina; sapidità notevole, profondità gustativa e grande coerenza territoriale. Un vino che ha ancora un glorioso futuro davanti a sé, per fortuna ne ho un’altra bottiglia in cantina, e che azzarderei su piatti importanti a base di carni bianche con accompagnamento di salse a base di funghi vari. 5 chiocciole strameritate!

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