Catarratto 2016

Catarratto 2016 Le Terre ChiareDegustatore: Roberto Giuliani
Valutazione: @@@@@
Data degustazione: 07/2018


Tipologia: IGT bianco
Vitigni: catarratto
Titolo alcolometrico: 12 %
Produttore: LE TERRE CHIARE
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 10 a 15 euro


Oggi sarà una scheda più lunghetta del solito perché ho deciso di parlarvi di “Wine Scouting”. Chiedo scusa per l’inglesismo (non li amo) ma mi risulta davvero difficile, per non dire impossibile, tradurre il termine in italiano: Anzi, qualora vogliate venirmi in aiuto siete i benvenuti. Sto parlando di scoprire vini “nuovi”, sconosciuti, o quasi,  al grande pubblico che meritano di essere bevuti. Spesso, purtroppo, piccole produzioni artigianali, non sempre facilissime da reperire ma dal prezzo accessibile (anche se non, per forza, dal rapporto qualità-prezzo straordinario). Sicuramente trattandosi di vini meno o per nulla noti non scontano ancora il perverso meccanismo della domanda e dell’offerta.
Da quando, una ventina d’anni fa ormai, mi sono appassionato al vino è stata una delle mie attività preferite, condivisa, agli inizi, con gli amici e poi, col tempo, dedicandomi al giornalismo, con il pubblico dei lettori. Per anni mi ci sono dedicato con sistematicità partecipando a banchi di assaggio in giro per l’ Italia, e non solo, tra fiere e manifestazioni di settore, sottoponendomi, spesso, ad estenuanti sessioni di degustazione. Di recente la mancanza di tempo e, non nascondo, un po’ di stanchezza così come, non ultimo, qualche perplessità sulla validità del metodo (il vino va bevuto, possibilmente, a tavola in accompagnamento al cibo ed in più riprese) mi hanno fatto fare un passo indietro. Ma la curiosità è rimasta così come la passione e quando capita non mi perdo l’occasione per provare qualche etichetta che non ho mai sentito, selezionata da qualche ristorante o enoteca di fiducia o, più raramente, al buio, complice il telefonino, collegandomi ad internet per saperne di più su quella bottiglia “mai sentita” ed appena intravista in una carta o su uno scaffale.
Così è andata, più o meno con il Terre Chiare. In uno dei miei ristoranti giapponesi preferiti a Napoli (Honzen in Via Alessandro Manzoni 126). In questo caso la curiosità è stata decisamente forzata. Quest’ottimo locale non ha, infatti, una carta particolarmente ampia (anche se di qualità, direi all’altezza della materia prima impiegata nei suoi piatti). La mia scelta col tempo si è un po’ impigrita declinando sempre più o meno sulle stesse etichette. Poi all’improvviso una sera mi è saltato all’occhio questo Cataratto di una piccola realtà siciliana, di Alcamo, in provincia di Trapani.
Solo diecimila bottiglie distribuite all’estero da Marc De Gracia e in Italia da Vino  & Design. Una cantina fondata nel 2002 dalla famiglia Stabile Butera, a conduzione biologica, che dispone di 15 ettari di vigna, di cui cinque ettari rispettivamente a Cataratto e Grillo, tre a Perricone e due a Nero d’Avola. Il cataratto nasce da una vigna (ancora giovane ma già in grado di esprimere un ottimo potenziale)  mozzafiato che affaccia sul Golfo di Castellammare e sul Parco dello Zingaro, elevandosi fino a 400-450 metri slm.
Il vino nel bicchiere esprime un bouquet esplosivo tutto su note floreali e di pera croccante, caratterizzato da una bella purezza aromatica e grande precisione. Al palato è la vibrante acidità a farla da padrone. Bianco nordico da questo punto di vista, siete avvisati. Se non siete amanti del genere lo stile potrà apparirvi fin troppo affilato e tagliente.
Il finale è giocato su un allungo sapido che rivela un’impronta minerale meno appariscente al naso. Rimane, in ogni caso, bianco dall’impostazione decisamente austera e verticale. Se il tempo gli darà ragione, come diceva una canzone, lo scopriremo solo vivendo… riassaggiandolo più avanti con qualche anno sulle spalle. Con il caldo e con l’estate il vino dimostra tutta la sua efficacia gastronomica grazie alla sua energia che si trasforma in beva compulsiva, dinamica e rifrescante.
Servitelo freddo ma non ghiacciato su frutti di mare e pesce crudo, tonni, spigole, orate, ricciole, bolliti oppure al forno, cucinati semplice o conditi con sughi più ricchi, gustosi e complessi,. Basta che sia “fortissimamente” pesce… Sono venuto a sapere che ad Aprile è stata imbottigliata una selezione il “Vigne Alte” (nomen omen) affinato in botti di rovere in legno. Non sono ancora riuscito a procurarmela ma ci sto provando… Stay tuned… o meglio rimanete connessi.

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