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Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva Crisio 2017

Degustatore: Andrea Li Calzi
Valutazione: @@@@
Data degustazione: 08/2022


Tipologia: DOCG Bianco
Vitigni: verdicchio
Titolo alcolometrico: 13,5%
Produttore: CASALFARNETO
Bottiglia: 750 ml
Prezzo enoteca: da 14 a 18 euro


Prosegue il mio approfondimento dedicato al verdicchio, cavallo di razza marchigiano, in grado di donare vini che sfidano il tempo e capaci di leggere il territorio in maniera esemplare. Questa volta tocca a CasalFarneto, realtà vitivinicola situata a Serra de Conti (AN), borgo incantevole che si adagia sulle alture della Valle del fiume Misa a circa 320 mt sul livello del mare; i terreni da queste parti sono di medio impasto tendente al sabbioso.
L’Azienda può definirsi a ragion veduta una delle storiche dell’areale di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, oggigiorno gestisce 35 ha di vigneti (più altri 6 in regime biologico) di cui 28 a verdicchio, questo solo per farvi capire quanto la Cantina consideri essenziale il suddetto vitigno. Completano la gamma altre due cultivar di riferimento delle Marche, montepulciano e sangiovese, oltre a cabernet sauvignon e merlot proprio perché l’azienda ama in parte sperimentare nuovi traguardi. Ciò che contraddistingue maggiormente Casalfarneto, realtà attiva sin dal 1995, è la cura nella gestione dei vigneti e lo studio delle varie parcelle; inoltre in cantina viene utilizzata la tecnica della vinificazione in assenza di ossidazione al fine di esaltare la componente aromatica dei vini, implementare la pulizia dei profumi, arma segreta soprattutto dell’uva verdicchio. A tal riguardo vengono riservate attenzioni maniacali, il fine è produrre una gamma di etichette versatili e che si differenziano in base a epoche vendemmiali, tecniche di vinificazione – e di affinamento – ma accomunate da un profondo legame col territorio e di indubbia longevità.
Veniamo al Crisio 2017, annata indubbiamente calda che tuttavia, in più occasioni, è stata in grado di regalare qualche piacevole sorpresa. La vinificazione è piuttosto particolare e parte dalla vendemmia viene gestita in tre fasi: la prima, molto anticipata, fermenta in legno, la seconda in epoca normale e la terza surmatura, quest’ultime fermentano in acciaio; ultimate le 3 fermentazioni la massa viene assemblata per poi affinare in acciaio un anno, più ulteriori 12-18 mesi di riposo in bottiglia prima della messa in vendita.
Il Crisio 2017 si presenta in veste paglierino leggermente scarico attraversato da lampi verdi, buon estratto, tonalità piuttosto algida. Avvicinandolo al naso un mix di agrumi dolci prende il sopravvento: lime, mandarino, cedro fusi ad un comporto floreale molto elegante e spigliato che sa di ginestra, tiglio; tante erbe aromatiche, dopo 15-20 minuti di ossigenazione, su tutte timo limone e acetosella, il finale è nettamente salmastro con un lieve accento di smalto.
La mineralità torna prepotente al palato grazie ad una sapidità che “si taglia davvero col coltello”, tuttavia un fresco andirivieni di sensazioni acide, e agrumate, stempera il tutto regalando un sorso di estrema lunghezza, profondità; è un vino già piuttosto equilibrato, compiuto. Quest’ultimo elemento mi convince appieno tanto da attribuire la quarta chiocciola “pericolosamente” vicina alla quinta.
L’abbinamento prescelto è con tagliatelle di Campofilone, per restare in tema di eccellenze marchigiane, saltate in padella con aglio, olio evo, peperoncino fresco, zucchine trombetta e triglie di scoglio.

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